Le Regioni? Affosseranno il Reddito di cittadinanza. Ma la Sicilia rischia di affondare…/ MATTINALE 257

Le Regioni? Affosseranno il Reddito di cittadinanza. Ma la Sicilia rischia di affondare…/ MATTINALE 257
20 gennaio 2019

Pensiamo veramente che le Regioni gestite dalla vecchia politica – PD in testa, ma anche quelle gestite dalla Lega di Salvini come Lombardia e Veneto – aiuteranno il Ministro Di Maio a far decollare il Reddito di cittadinanza? Non lo faranno partire in primavera, per cercare di far perdere voti ai grillini alle elezioni europee di maggio. In questo gioco c’è anche la Regione siciliana che, però, rischia grosso, perché il gioco di Musumeci, Miccichè e compagnia bella è stato ‘sgamato’. Il ‘caso’ Mariella Ippolito

Il Governo da una parte, l’Assemblea regionale siciliana da un’altra parte. Divisi, distanti. E con obiettivi diversi. Saranno le elezioni europee che si avvicinano, sarà lo spirito del momento. Ma una separatezza così accentuata, a nostra memoria, non riusciamo a ricordarla.

Quale sia l’obiettivo del Governo di Nello Musumeci, o forse gli obiettivi, non è facile comprenderlo. Uno, forse, s’intravede: tirare a campare. Ma forse non basta per definire l’azione di un esecutivo, che rimane confusa ed incerta.

Il presidente della Regione non sembra interessato alle elezioni europee. Ma, come diremo avanti, in quanto esponente della vecchia politica italiana, deve seguire uno schema che, inevitabilmente, lo porta verso un conflitto con i grillini.

Musumeci, questo sì, è interessato a portare a casa quanto prima Bilancio e Finanziaria 2019. Ma in Assemblea regionale siciliana, dove non ha una maggioranza, non gode di grande credibilità.

Di solito, con la Finanziaria si aggiusta tutto: una cosa a questo, una cosa a quello, una cosa a quell’altro e la ‘quadra’ si trova. Il problema è che per fare presto il Governo ha preparato una Finanziaria ‘snella’. Ma la maggioranza dei deputati ha imposto alla presidenza dell’Ars un terzo disegno di legge – il collegato alla Finanziaria – che dovrà essere esaminato ed approvato contestualmente alla manovra 2019.

E’ una prassi nuova, perché di solito prima si approva la manovra economica e finanziaria – cioè Bilancio e Finanziaria, oggi riunite sotto la formula di legge di stabilità – e poi le altre leggi.

Ciò significa che la maggioranza dei parlamentari di Sala d’Ercole, oltre a non fidarsi del Governo, non si fida nemmeno del presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè.

In questo clima da non credo se non vedo, modello San Tommaso, la partita tra Governo e Assemblea regionale siciliana non è facile da decifrare.

Nemmeno i deputati della vecchia politica – centrodestra e centrosinistra – se proprio la dobbiamo dire tutta, sanno dove andare a parare. Sanno che tra quattro mesi si vota e, d’istinto, non godendo più di grande credibilità verso un elettorato siciliano che, per oltre il 50%, ignora le urne, cercano di sistemare le solite clientele con il collegato alla Finanziaria.

Basterà? Nemmeno loro ne sono convinti. Una cosa, però, l’hanno chiara: che tutto il tam tam mediatico contro il Movimento 5 Stelle non solo sta sortendo effetti molto contenuti, ma gli elettori, piuttosto che tornare dalla vecchia politica, si rivolgono alla Lega.

Spiace dirlo, ma anche nel Sud e in Sicilia registriamo questo fenomeno. Per frenare il quale – ma questo è un altro argomento che affronteremo in altra sede compitamente – non servono le vecchie sigle e le vecchie facce di PD e Forza Italia, ma qualcosa di nuovo e di diverso. 

Per ora quello che registriamo è la crisi profonda della vecchia politica siciliana, che a Sala d’Ercole si manifesta in una dissociazione pressoché totale tra gli stessi deputati della vecchia politica e il Governo regionale.

Un Governo regionale che, mai come oggi, dipende da Roma. Avendo ereditato una situazione finanziaria difficilissima, il presidente Musumeci sta provando a strappare al Governo nazionale risorse ed aiuti.

Ma non sembra intenzionato a manifestare verso il Governo romano un atteggiamento di collaborazione. O forse non può.

Il rimpasto della Giunta lo dimostra. Con molta probabilità, anche il Governo Musumeci – che è espressione della vecchia politica – avrà ricevuto l’ordine di affossare il Reddito di cittadinanza per mandare all’aria il Movimento 5 Stelle di Luigi Di Maio. E, su questo fronte, anche la Lega di Salvini è della partita.

Per affossare il Reddito di cittadinanza in Sicilia Musumeci, Miccichè e compagnia bella debbono togliere dall’assessorato al Lavoro l’attuale assessore Mariella Ippolito, che ha dimostrato troppa sensibilità umana verso i lavoratori disoccupati e troppa sensibilità politica verso i grillini.

Così Musumeci, Miccichè e compagni, con le loro fanfare mediatiche, si sono inventati il rimpasto della Giunta: l’assessore Ippolito verrebbe sostituita insieme a qualche altro improbabile assessore in carica.

In realtà, il rimpasto serve solo per confondere le cose: l’obiettivo è sbattere fuori dalla Giunta l’assessore Ippolito e tenere a freno i Centro per l’impiego, il cui compito, secondo lo schema della vecchia politica, sarà quello di affossare il Reddito di cittadinanza.

Attenzione: non ci stiamo inventano nulla. Basta osservare quanto affermato in questi giorni dalla ‘Grande informazione’ italiana: il tempo per far decollare il Reddito di cittadinanza è troppo stretto, è impossibile farlo decollare ad aprile e bla bla bla.

La vecchia politica e, lo ribadiamo, la Lega di Salvini ‘viaggiano’ all’unisono: debbono non far decollare il Reddito di cittadinanza ad ad aprile e a maggio per provare a fare perdere voti al Movimento 5 Stelle alle elezioni europee, previste, appunto, tra il 23 e il 26 maggio.

Faranno così in Lombardia e in Veneto dove comanda la Lega e faranno lo stesso nelle altre Regioni italiane dove i grillini non sono presenti. Riuscite a immaginare le Regioni governate dal PD che collaborano con il Ministro Di Maio per fa decollare il Reddito di cittadinanza, quando lo stesso Partito Democratico, con Forza Italia, ha già lanciato la proposta di un referendum per abolire il Reddito di Cittadinanza?

E’ in questo scenario che si inserisce la Sicilia di Musumeci. Che, però, è senza soldi e ha bisogno del Governo nazionale. E questo è, forse, l’unico punto che unisce, oggi, in Assemblea regionale siciliana, il Governo Musumeci e i parlamentari della vecchia politica: chiedere al Governo nazionale le risorse finanziarie per evitare il default e, contemporaneamente, affossare il Reddito di cittadinanza in Sicilia per far perdere voti al Movimento 5 Stelle. 

Riusciranno i vari Musumeci, Miccichè, Armao a mettere nel sacco i grillini romani o affonderà prima la Sicilia, tra ex Province senza soldi, strade e autostrade dissestate, sanità allo sbando e un Bilancio regionale ridotto all’osso?

 



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