Ars: tagli in arrivo per Teatri, Fondazioni e Associazioni culturali: tutti i ‘numeri’

Ars: tagli in arrivo per Teatri, Fondazioni e Associazioni culturali: tutti i ‘numeri’
9 gennaio 2019

Brutte notizie anche per i Comuni siciliani: dal 2021 scomparirà il Fondo regionale per le Autonomie locali (ridotto, negli ultimi anni, da oltre 900 milioni di euro a 340 milioni di euro all’anno) che confluirà nei fondi globali (in pratica, addio!). Una boccata di ossigeno per le ex Province, ammesso che il Governo nazionale mantenga l’impegno di eliminare il prelievo forzoso di 240 milioni di euro annui introdotto dal passato Governo nazionale del PD 

In Sicilia, con qualche anno di ritardo, si comincia a prendere atto che la Regione siciliana, dopo i ‘Patti scellerati’ firmati nella scorsa legislatura tra Governo nazionali e Governi regionali – entrambi di centrosinistra – è mezzo fallita.

Tagli per tutti (tranne che per i ‘raccomandati’, che ci sono) nella manovra economica e finanziaria in discussione in Assemblea regionale siciliana.

Cominciamo alle attività culturali. Per la precisione, dai teatri.

Per il Teatro Stabile di Catania il contributo annuale passa da un milione e 600 mila euro del 2018 a poco più di un milione e mezzo di euro, con un taglio di circa 98 mila euro.

Per il Teatro Massimo Bellini di Catania il contributo passa da 13 milioni e 490 mila euro del 2018 a 11 milioni e 646 mila euro circa, con un taglio pari a circa un milione e 843 mila euro.

Rimane quasi invariato il contributo per il Teatro Pirandello di Agrigento: circa 50 mila euro.

Per il Teatro di Messina (e orchestra) il contributo passa da 4 milioni e 566 mila euro del 2018 a 3 milioni e 647 mila euro circa, con un taglio di quasi 919 mila euro.

Per il Teatro Biondo Stabile di Palermo il contributo passa dai 2 milioni e mezzo di euro del 2018 a 2 milioni 415 mila euro, con un taglio pari a circa 84 mila euro.

Quello che dovrebbe essere sostenuto con maggiori risorse e che invece viene tenuto in poca considerazione dalla Regione con un contributo annuo irrisorio di 600 mila euro – parliamo dell‘INDA, l’Istituto Nazionale per il Dramma Antico – subisce una decurtazione e passa a 551 mila euro, con un taglio di quasi 49 mila euro: peggio di così la Regione non potrebbe fare!

L‘Orchestra sinfonica siciliana passa da un contributo di 8 milioni e 100 mila euro del 2018 a 7 milioni e 600 mila euro circa, con un taglio pari a quasi 430 mila euro.

Il contributo per il Teatro Massimo di Palermo passa da 6 milioni e 700 mila euro del 2018 a 6 milioni e 435 mila euro di quest’anno, con un taglio pari a circa 265 mila euro.

Taglio secco di oltre 500 mila euro per Taormina Arte (anche questo è un taglio incomprensibile: dovevano essere poco ‘raccomandati’) che passa da un milione e 300 mila euro a 756 mila euro.

Lieve taglio anche per le Orestiadi di Gibellina, che passa dai 260 mila euro del 2018 ai 257 mila euro di quest’anno.

Non mancano i mugugni e le polemiche. E’ il caso della CGIL siciliana, che lamenta i tagli alle associazioni antimafia. Schierandosi al fianco del centro ‘Pio la Torre‘ e delle realtà impegnate nella diffusione della cultura della legalità.

“Anche quest’anno – si legge nella nota del segretario della CGIL, Enzo Campo – assistiamo con disapprovazione alla scelta del governo regionale di distribuire a pioggia i finanziamenti della ex tabella H penalizzando le associazioni impegnate nella promozione della cultura della legalità e dell’antimafia, dalle attività pubblicamente note, a beneficio di tante altre realtà associative che non hanno subito tagli della stessa entità rispetto alle attività e iniziative svolte”.

“Pur consapevoli del fatto che il budget della tabella H sia ridotto – aggiunge Campo – ancora una volta non si riscontra la necessaria chiarezza e trasparenza nei criteri di accesso alla graduatoria e di erogazione dei contributi. Pensiamo che in una terra come la Sicilia, e in una realtà come quella palermitana, la tutela delle associazioni impegnate sul fronte dell’antimafia, che svolgono attività pubblicamente riconosciute, come quelle con la partecipazione del mondo della scuola, dovrebbe essere una priorità per tutti, a partire dal governo di questa Regione”.

Per la cronaca, la tabella H, ormai, è ridotta a una miseria: 7 milioni di euro da dividere tra una pletora di soggetti. E anche in questi casi passa la regola della ‘raccomandazione’: chi ha la ‘spinta’ maggiore ottiene di più, chi non ha Santi in Paradiso…

Cominciando a leggere i documenti finanziari relativi alla manovra economica e finanziaria che la commissione Bilancio e Finanze dovrebbe cominciare a discutere dopodomani o la prossima settimana (stasera alle 20,00 scade il termine per presentare gli emendamenti) abbiamo ‘scoperto’ – per esempio – che, nel 2021, scomparirà il Fondo regionale per le Autonomie locali.

E’ il Fondo con il quale la Regione interviene per il 90% in favore dei Comuni e per il 10% in favore dell ex Province. Fino a pochi anni fa il Fondo per le Autonomie locali superava i 900 milioni di euro all’anno. Negli ultimi anni è stato ridotto a 340 milioni di euro all’anno (erogati con notevole ritardo).

Tra due anni non ci sarà più. Sulla carta le risorse finiranno nei fondi globali (che sono i fondi con i quali si finanziano nuove leggi). Ma è solo una dicitura eufemistica, perché non ci sarà alcuna destinazione vincolata: di fatto, al di là degli arzigogoli tecnico-contabili, si tratta di un taglio secco: Comuni e Province dovranno arrangiarsi!

Le ex Province siciliane, se il Governo nazionale manterrà gli impegni assunti, dovrebbero invece cominciare, sotto il profilo finanziario, a ‘respirare’ un po’: il Governo romano, infatti, si è impegnato a bloccare il prelievo forzoso annuale introdotto dal ‘grande’ Governo Renzi-PD (quello che, come racconta più avanti presidente della commissione Bilancio del Comune di Palermo, Barbara Evola, ha deciso di tenersi una parte dei soldi dello stesso Comune di Palermo sino al 2018…).

Com’è noto, il ‘grande’ Governo Renzi-PD ha introdotto, a carico delle ex Province siciliane un prelievo forzoso di circa 240 milioni di euro all’anno. Cosa, questa, che le ha portate vicine al default (che l’ex Provincia di Siracusa ha già dichiarato). Il Governo nazionale – questo l’impegno assunto dai grillini – dovrebbe interrompere questo scippo annuale.

Se a questo si aggiungono i 20 milioni di euro stanziati dalla Regione per le stesse ex Province dell’Isola, ebbene, la situazione dovrebbe migliorare.

Non riusciamo invece a capire cosa faranno i Comuni siciliani a partire dal 2021.

A lamentare tagli, questa volta da parte del Governo nazionale, c’è la già citata Barbara Evola, presidente della commissione Bilancio del Comune di Palermo:

“Tagli per nove milioni di euro a Palermo. Il Governo nazionale mette a rischio servizi essenziali per i cittadini. Con la manovra di bilancio messa a punto dal Governo sono a rischio servizi essenziali per i cittadini e le cittadine. La misura di fatto riduce di oltre nove milioni di euro le possibilità di intervento del Comune per contrastare la povertà, proteggere le fasce della popolazione più fragili, investire per ridurre il disagio sociale e garantire servizi ai cittadini. Sarà necessario probabilmente rimodulare anche il Bilancio di previsione varato dalla Giunta prima di questa manovra finanziaria”.

“Il taglio – aggiunge Barbara Evola – colpisce il Fondo di Solidarietà dei Comuni, che si costituisce attraverso il versamento di tributi come l’Imu da parte degli stessi enti locali. La riduzione delle risorse era stata attuata dal governo Renzi per i tre anni precedenti e dal 2019 non si sarebbe più dovuta applicare. Ma a quanto pare le promesse fatte in campagna elettorale sono a carico dei cittadini, che si troveranno sguarniti di servizi o stretti nella morsa di una maggiore pressione fiscale. Mi auguro che il nuovo incontro con ANCI porti a risultati concreti”.

Insomma, il Governo nazionale di centrosinistra poteva ridurre le risorse ai Comuni, in questo caso anche al Comune di Palermo: riduzione disposta dal passato Governo romano guidato dal PD fino al 2018: guarda caso sino a quando ha governato lo stesso Partito Democratico; poi siccome avevano immaginato che avrebbero perso le elezioni politiche, hanno disposto che i Governi successivi avrebbero dovuto ripristinare i fondi.

Della serie, un Governo uscente decide quello che debbono fare i Governi successivi…

 



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