terza pagina/”Anche se il timore avrà sempre più argomenti, tu scegli la speranza”

terza pagina/”Anche se il timore avrà sempre più argomenti, tu scegli la speranza”
7 dicembre 2018

La nostra rubrica dedicata alle pillole culturali: gli incipit tratti dai grandi romanzi, gli aforismi di scrittori e filosofi, i siciliani da non dimenticare, gli anniversari di fatti storici noti e meno noti, la Sicilia dei grandi viaggiatori, i proverbi della nostra tradizione e tanto altro ancora. Buona lettura

terza pagina

(a cura di Dario Cangemi)

Incipit

Un classico buongiorno. O, se preferite, un buon giorno ricordando un grande romanzo. Il modo migliore di iniziare una giornata: l’incipit di un grande libro. Se lo avete già letto sarà un bel ricordo. Se no, potrebbe invogliarvi alla lettura.

‘’Le cose diventano più dolci quando sono perdute. Lo so: perché una volta volevo qualcosa e l’ho ottenuta. È stata la sola cosa che abbia mai voluto davvero, Dot. E quando l’ho ottenuta mi si è ridotta in polvere fra le mani’’.

Francis Scott Fitzgerald, “Belli e dannati”

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Pensieri sparsi

L’aforisma, la sentenza, sosteneva Nietzsche, sono le forme dell’eternità. L’aforisma é paragonato dal filosofo tedesco alle figure in rilievo, che, essendo incomplete, richiedono all’osservatore di completare ‘’col pensiero ciò che si staglia davanti’’.

‘’Anche se il timore avrà sempre più argomenti, tu scegli la speranza’’.

Seneca

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Eventi e fatti storici

7 Dicembre 43 a.C. – Marco Tullio Cicerone viene decapitato per ordine di Marco Antonio Cicerone non fu, certamente, colto di sorpresa dall’assassinio, da parte dei Liberatores, di Giulio Cesare: era sicuramente al corrente della congiura che si andava tessendo, ma decise sempre di tenersene al di fuori, pur manifestando una grande ammirazione per l’uomo che era destinato a divenire il simbolo stesso della congiura, Bruto. E lo stesso Bruto, infatti, con il pugnale sporco del sangue di Cesare ancora in mano, additò Cicerone definendolo l’uomo che avrebbe ristabilito l’ordine nella repubblica.

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Siciliani notevoli da ricordare

Ricordiamo oggi il 7 dicembre 2008 moriva a Palermo

Arcangelo D’Antonio

politico

È morto a Palermo il 7 dicembre 2008 per un improvviso malore il presidente del Teatro Biondo, lo Stabile di Palermo, Arcangelo D’Antonio. Era docente di Diritto del lavoro e Storia dei movimenti sindacali all’università di Palermo e si era dedicato anche alla politica, ricoprendo tra l’altro l’incarico di assessore comunale alla Cultura durante le amministrazioni Orlando a Palermo, e sindaco di San Mauro Castelverde, suo paese d’origine. Se il complesso di Sant’Agata alla Guilla diventerà un centro per attività culturali lo si deve anche a lui, alla sua caparbietà. Arcangelo D’Antonio, presidente da sei anni del Teatro Biondo, si è battuto fino all’ultimo per ottenere dal Comune quel complesso, costringendo Palazzo delle Aquile ad avviare il restauro. D’Antonio è stato uno dei personaggi culturali più noti di Palermo: docente universitario di Diritto del lavoro, studioso delle questioni dell’autonomia siciliana e del pensiero di Luigi Sturzo, è stato assessore alla cultura nella prima giunta Orlando, e lui stesso è stato eletto sindaco a San Mauro Castelverde dove era nato il 15 maggio 1935. Per alcuni anni è stato anche presidente dell’Istituto zooprofilattico regionale, ma di D’Antonio si ricordano soprattutto le appassionate battaglie per l’acquisizione di Villa Niscemi da parte del Comune e per la salvaguardia del patrimonio librario di Palazzo delle Aquile.

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Viaggio e cultura: il rapporto degli scrittori con la Sicilia

 

‘’I campi siciliani sono metropoli vegetali’’. (Vitaliano Brancati)

Vitaliano Brancati, nativo di Pachino(1907-1954), imboccò la strada dell’opposizione al regime dopo aver dato fondo alla sua precoce adesione al fascismo:nel ’33 Borgese, emigrato in America, inviò una lettera che portò a compimento la crisi del giovane scrittore fascista.

Nel ’35 egli ripudiò tutti gli scritti giovanili: con grande coerenza morale rifiutava una promettente carriera politica e letteraria proprio negli anni di maggior consenso per il regime. La sua vera nascita di scrittore avviene quando approda ad una coscienza rappresentativa regionale.

Nei modi allusivi della rivista”Omnibus”di Longanesi, Brancati inizia allora a cogliere la dimensione provinciale della noia su cui si infrange nella sua inutilità quel momento storico:scrive racconti come La Noia, del ’37, mentre nel ’38 esce il romanzo Gli anni perduti, che diventa l’allegoria della sua giovinezza spesa dietro il fatuo attivismo fascista, celato dietro la vana edificazione d’una torre . La grigia provincia brancatiana è l’altra faccia dell’Italia littoria: vi fa le prime prove di ’”umorismo serio” vi figura la società catanese tra noia e sensualità .Vi appare già il tema del gallismo,destinato ad essere tratteggiato-tra scoppiettante ironia ed affetto-nel riuscitissimo romanzo Don Giovanni in Sicilia(1941) . Vitaliano Brancati morì il 25 settembre del 1954 a Torino a seguito delle complicazioni di un’operazione toracica.

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La scuola poetica siciliana

La scuola poetica siciliana è la prima forma di letteratura laica in Italia. Suo promotore fu l’Imperatore Federico II di Svevia. Questa scuola vide il suo apice tra il 1230 e il 1250. Nacque come una poesia di corte, infatti autori dei più noti sonetti sono lo stesso Federico II e membri della sua corte quali Pier delle Vigne, Re Enzo, figlio di Federico, Rinaldo d’Aquino, Jacopo da Lentini (funzionario della curia imperiale), Stefano protonotaro da Messina…La lingua usata era il siciliano o meglio il siculo-appulo.

‘’..La mia vita fina

voi l’avete in dot[t]rina

ed in vostro tenore.

Oi chiarita spera!

la vostra dolze ciera

de l’altr[e] è genzore..’’

Donna, audite como Giovanni di Brienne

XIII secolo

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Proverbi Siciliani

Il proverbio è la più antica forma di slogan, mirante non già ad incentivare l’uso di un prodotto commerciale, bensì a diffondere o a frenare un determinato habitus comportamentale, un particolare modo di valutare le cose, di interpretare la realtà.

Morsi credenza, lu malu pavaturi l’ammazzau

( per colpa dei cattivi pagatori è morto il prestito)



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