La Sicilia che sprofonda: allagamenti, frane, morti, ipocrisia, fondi europei col ‘trucco’…/ MATTINALE 186

La Sicilia che sprofonda: allagamenti, frane, morti, ipocrisia, fondi europei col ‘trucco’…/ MATTINALE 186
8 novembre 2018

Fondi europei per le infrastrutture? In Sicilia sono fiction: e infatti non producono né nuovi occupati, né valore aggiunto. Tutti preoccupati per mettere in sicurezza valli e corsi d’acqua della Sicilia dopo la tragedia di Casteldaccia: e del Tram di Palermo che passa da una zona R 4 “a rischio molto elevato” che ne facciamo? E gli appalti che somigliano ai rotoloni di carta che non finiscono mai: Passante ferroviario e Anello ferroviario di Palermo, le strade Palermo-Agrigento e Agrigento-Caltanissetta…   

“In mille per 30 posti di lavoro per il nuovo McDonald’s che aprirà ad Enna”, titola il Giornale di Sicilia. Normale: in una Sicilia che non investe e dove i pochi investimenti servono non per realizzare opere pubbliche (che infatti sono eterne, nel senso che non vengono mai completate), ma per ‘rifocillare’ certe imprese legate alla politica, l’apertura di un mega centro che porterà cibo estero ai siciliani non può che provocare la ressa. I giovani siciliani che non hanno scelto la via dell’emigrazione ci proveranno.

L’agricoltura siciliana è in ginocchio. Ma ad Enna sta arrivando McDonald’s. Con quale grano verranno prodotti i panini che metterà in vendita? Con il grano duro siciliano in crisi o con il grano estero che arriva con le navi? I polli sono quelli ruspanti allevati in Sicilia o arriveranno da chissà dove? I bovini saranno quelli siciliani?

Abbiamo accennato alla mancanza di investimenti. In queste ore negli uffici della Regione si lavora a ritmo incessante. Bisogna rendicontare circa 600 milioni di euro di fondi europei. In tre anni, dal 2015 ad oggi, con una disponibilità di oltre 700 milioni di euro di risorse FESR (Fondo Europea di Sviluppo Regionale) la Sicilia ha speso solo 6 milioni.

Sfascio dell’amministrazione pubblica? In parte sì. In parte la scelta è voluta: nessun investimento: si farà finta che opere realizzate negli anni passati sono state realizzate negli ultimi tre anni. Un tempo si chiamavano ‘Progetti di sponda’, poi ‘Progetti retrospettivi’. Il Governo regionale di Nello Musumeci li ha ribattezzati ‘Progetti trascinati’.

I fondi europei funzionano a rendicontazione. Le Regioni anticipano le somme, realizzano le opere e Bruxelles restituisce i soldi spesi. Se tu gli inventi che un’opera realizzata dieci anni fa l’hai realizzata qualche anno fa, ‘anticipando’ i soldi a valere sui fondi europei 2014-2020, Bruxelles chiude un occhio – o magari li chiude entrambi – e tu arraffi i soldi.

Di fatto non hai realizzato una mazza. Prendi i soldi e, con la copertura di Roma, li puoi utilizzare in spesa corrente per pagare precari, Comuni e magari anche clientele.

L’investimento, di fatto, non c’è stato, non hai realizzato nulla di nuovo, non hai creato nuova occupazione, non hai creato valore aggiunto. E – cosa importante – hai trasformato i fondi per investimenti (infrastrutture) in fondi per spesa corrente (stipendi, precari e via continuando). Ti pare poco? 

Signori, ecco a voi i fondi europei in Sicilia nell’anno di grazia 2018 (NE ABBIAMO PARLATO QUI).

Se poi vi volete divertire riflettete sul Passante ferroviario di Palermo, opera faraonica che dovrebbe collegare la città con l’aeroporto, attraversare la stessa città per arrivare a Cefalù. Oltre un miliardo e 200 milioni di euro spesi fino ad oggi per avere il collegamento con l’aeroporto dopo anni di incredibili ritardi, fermate qua e là (ma senza esagerare) e poi disagi: lavori bloccati, allagamenti, un intero quartiere sgomberato. E poi? Si attendono altri fondi pubblici. Il gioco deve continuare.

In compenso, gli uffici della Regione stanno contabilizzando una parte del Passante ferroviario di Palermo tra le risorse FESR: come per magico incanto il raddoppio ferroviario Palermo-Carini e la tratta B dello stesso Passante ferroviario diventeranno “Opere realizzate con le risorse FESR”. Ovvero ‘Progetti trascinati’. Non siete contenti?

L’importante è che queste cose non si vengano a sapere. Fate finta di non avere letto questo articolo. Come ci ricorda Molière “è il pubblico scandalo che offende la morale e peccare in segreto è come non peccare…”.

Poi c’è l’Anello ferroviario. Oltre 100 milioni di euro spesi fino ad oggi. Nessuno ha il coraggio di ammettere che i lavori – oggi sì e no al 20% – dureranno altri dieci anni e forse più. Chi glielo deve andare a dire ai palermitani che i disagi in via Roma, in via Emerico Amari, in via Sicilia e in Piazza Politeama non finiranno mai? Meglio non saperle, queste cose. In compenso c’è chi ci guadagnerà: e questo basta.

E la strada Palermo-Agrigento? In teoria serve per collegare i due capoluoghi di provincia. In realtà è una grande macchina mangiasoldi. Anche in questo caso, non si sa quando finiranno i lavori.

L’importante è che i sindacati, quando i soldi pubblici finiscono, organizzino manifestazioni di operai rimasti senza lavoro. Il tempo che occorre per fare arrivare altro denaro pubblico. Il gioco deve continuare.

E la strada, superstrada, autostrada o chissà che cosa Agrigento-Caltanissetta? Altri lavori eterni.

E gli allagamenti, i corsi d’acqua che esondano? A quanto pare la villa di Casteldaccia travolta dal fango si trova in una zona che il Piano di Assetto Idrogeologico della Sicilia classifica come R 3, area a rischio elevato:

“Quando sono possibili problemi per l’incolumità delle persone, danni funzionali agli edifici e alle infrastrutture con conseguente inagibilità degli stessi, l’interruzione della funzionalità delle attività socioeconomiche e danni rilevanti al patrimonio ambientale”.

Incredibile, ma com’è possibile?

Poi, però, si scopre che una parte dei 15 Km del Tram di Palermo, dalle parti di Borgo Nuovo, passa in una zona R 4, zona a rischio molto elevato:

“Quando sono possibili la perdita di vite umane o lesioni gravi alle persone, danni gravi agli edifici, alle infrastrutture e al patrimonio ambientale, la distruzione delle attività socioeconomiche”.

Ve l’immaginate che cosa sarebbe successo se questa scoperta fosse stata fatta nella Roma grillina di Virginia Raggi? La sindaca che ha realizzato una linea di Tram che passa da una zona rischiosissima: televisioni, giornaloni, moralizzatori: mamma mia, meglio non pensarci.

Meno male che queste cose succedono a Palermo dove non osa la Grande informazione. Meglio così. E, soprattutto, meglio non saperle, certe cose…

E l’acqua? In molte parti di Palermo, da qualche giorno, non sgorga più dai rubinetti. Scrive la consigliera comunale Sabrina Figuccia:

“Se non piove per qualche tempo, a Palermo e dintorni scatta l’emergenza idrica. Se piove un po’ più del normale, quasi tutta la città resta con i rubinetto a secco. Siamo davvero sicuri che sia soltanto ed esclusivamente colpa del clima?”.

Già, siamo davvero sicuri? La pioggia è stata violenta e le dighe sono piene di fango. Perché a Palermo l’acqua arriva dalle dighe. E l’acqua di Scillato? A mare. E l’acqua dei due depuratori cittadini, depuratore di Acqua dei Corsari e di Fondo Verde? A mare!

Anche in questo caso, beh, dobbiamo essere felici che ‘ste cose succedono a Palermo. Pensate un po’ cosa succederebbe se una cosa del genere accadesse nella Roma di Virginia Raggi? La sindaca che getta l’acqua a mare mentre i romani fanno la fila alle fontane!

Meno male che ‘ste cose succedono a Palermo, dove tutto scorre, proprio come l’acqua: l’acqua di Scillato che finisce in mare, ovviamente, non quella delle dighe gestite con i piedi.

Già, ma chi le gestisce le dighe in Sicilia? Chi è che gestisce le dighe che alimentano Palermo?

Scrive ancora Sabrina Figuccia:

“Se il tempo, e i suoi sbalzi, sono responsabili, è altrettanto responsabile l’amministrazione comunale e tutte le sue aziende, a cominciare dall’Amap (l’Azienda comunale che gestisce l’acqua ndr), che, nei periodi di calma, non riesce, o non sa fare, i normali interventi di pulizia e di manutenzione degli impianti, degli invasi, delle condutture che, se fatti per bene, eviterebbero poi di ridurre l’intera città nelle attuali condizioni: scuole chiuse, ospedali riforniti con le autobotti, ma soprattutto l’intera popolazione palermitana a fare i conti con la mancanza d’acqua”.

Per fortuna che a Palermo e in tanti altri centri della Sicilia l’immondizia non giace per le strade, come a Roma…

Foto tratta da meteogiornale.it

 

 



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