Di Maio-Salvini: è finita la “pupiata della manina”/ MATTINALE 170

23 ottobre 2018

La squallida pupiata della “manina” finalmente è finita. Ovviamente nessuno ha spiegato agli italiani chi abbia truccato le carte. Ognuno, da Salvini a Di Maio, si è dichiarato innocente e ha respinto con sdegno ogni accusa, attribuendo il fatto a soggetti interni al Ministero dell’Economia, quelli cioè che avevano, per ragioni del loro ufficio, accesso e disponibilità delle carte, quelli che stavano traducendo in norme giuridiche la volontà espressa dal Consiglio dei Ministri

Il Ministero, ogni Ministero, non è un’astrazione, è un’istituzione che, oltre che metaforica, è anche e soprattutto umana. Il che vuol dire che UNA O PIU’ PERSONE fisiche hanno manipolato gli atti. Persone che, solo che si volesse, sarebbero facilmente identificabili e potrebbero e dovrebbero essere richiamati alle loro responsabilità. Intendo dire che, se queste persone avessero agito all’insaputa dl governo, le loro teste sarebbero saltate subito.

Non è successo niente del genere. Ognuno, dal dirigente generale a scendere, è rimasto al suo posto. Un reato senza colpevoli, uno dei tanti di questa Italia delle banane.

Cerchiamo di ricostruire i fatti, seguendo le dichiarazioni dei soggetti politici coinvolti, Salvini e Di Maio.

Salvini detta il succo di quanto deliberato e Di Maio, che forse non si fida, o di Salvini o della propria memoria, e mette tutto per iscritto. Delle due l’una: o Salvini ha dettato le cose per come erano veramente andate (sì al condono penale etc.), e in tal caso il bugiardo è Salvini, o Salvini ha dettato le cose per come erano veramente andate (no al condono penale) e in tal caso il bugiardo sarebbe Di Maio, il quale avrebbe consegnato agli uffici un testo da lui già corrotto.

E’ venuta fuori una terza verità. I burocrati ci hanno messo la manina che ha truccato le carte. Siccome nessuno di loro ha pagato, è chiaro che lo hanno fatto per ordine di chi lo poteva. Il che vuol dire che al Ministero ci sono impiegati pubblici che eseguono senza fiatare ordini illegittimi. Cosa poco credibile.

E’più credibile che qualcuno (o “qualcuni”), per fare un piacere a qualcun altro, o in cambio di una “cortesia” politica già fatta o ancora da farsi, abbia montato questo baraccone, tentando la sorte, e potendo sostenere, se fosse stato scoperto che lui (o loro) ci aveva (o ci avevano) provato.

2. Le regole
In ogni governo, la levatura morale e la statura da statista si misurano con quella di chi vi presta la sua opera in forza delle sue qualità tecniche ed umane. Sono loro quelli che “alzano la media” di una compagine governativa, che le danno lustro e efficacia.

Nel variopinto, stralunato accrocco che è il governo di Giuseppe Conte, spiccava la personalità di Giovanni Tria, il Ministro dell’Economia. Un tecnico prestato alla politica col compito di dare forma tecnica, appunto, ai desiderata scomposti e irresponsabili di Salvini e Di Maio e di tenere la barra al centro della scassatissima navicella pentaleghista.

Ho detto spiccava. E forse spicca ancora. In tutta onestà io non so come qualificare questa sua affermazione, resa come incipit nella relazione-spiegazione che lo stesso Tria si accinge a fare alla Commissione Europea che ha chiesto chiarimenti sulla manovra del duo dinamico Batman e Robin.

“Siamo consapevoli di non rispettare le regole”. SIAMO CONSAPEVOLI DI NON RISPETTARE LE REGOLE!”.

Prima che Tria si rimangi questa frase o che ne cerchi circonvolute e impossibili spiegazioni deve essere chiaro che il Ministro dell’Economia dell’Italia, del terzo Paese dell’Unione, per peso politico, economico e storico, ha affermato candidamente che il governo di questo Paese, il suo governo, il governo di cui è “magna pars” non rispetta le regole. Il che vale a dire che, quindi, chi richiama l’Italia al rispetto delle regole ha ragione da vendere; che rispettando le regole, quelle stesse regole che l’Italia ha sottoscritto, la manovra, questa manovra utopistico-dissennata, non si può fare.

E’ un uomo onesto, Tria? E’ un paraculo? E’ il Ministro della Repubblica italiana o è la sua caricatura, quella magistrale di Crozza? S’apra il dibattito.

Foto tratta da avvenire.it

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