Salvini sta ‘incaprettando’ il Sud: proviamo a far ragionare i meridionali che gli vanno dietro/ MATTINALE 168

Salvini sta ‘incaprettando’ il Sud: proviamo a far ragionare i meridionali che gli vanno dietro/ MATTINALE 168
21 ottobre 2018

Mentre il clamore mediatico distrae le masse con ‘sconfinamenti’ dei francesi, Decreto fiscale e liti tra Di Maio e Salvini, la Lega si accinge a scippare 35 miliardi di euro all’anno al Sud. La Ministra Stefani e il Veneto di Luca Zaia (entrambi leghisti) firmeranno l’accordo sulla ‘Secessione dei ricchi’. Ennesima truffa ai danni del Sud che i ‘Padri costituenti’ dell’Autonomia siciliana avevano previsto e bloccato con l’articolo 37 dello Statuto mai applicato. Che oggi, però, potrebbe essere di esempio per tutto il Mezzogiorno 

Della settimana politica italiana che si è conclusa un dato sembra certo: il Ministro-‘sceriffo’ degli Interni, Matteo Salvini, oltre ad essere un razzista, oltre a prendere per i fondelli un bel po’ di meridionali (è veramente incredibile che, nel Sud, ci sono persone che vanno dietro alla Lega!), nel ‘Contratto di Governo’ con i grillini si sta portando dietro anche Berlusconi. Perché dietro il salvacondotto penale per il mini condono del nero e lo scudo fiscale per i capitali all’estero, è ovvio, c’è lo zampino dell’ex Cavaliere. 

Con molta probabilità, sia per incassare il sì di Forza Italia sulla presidenza della RAI per Marcello Foa, sia perché sta provando a ‘svuotare’ gli azzurri, Salvini ha inserito nel Decreto fiscale argomenti che, storicamente, sono stati ‘battaglie’ di Berlusconi.

Non è da escludere che la ‘lite’ tra Luigi Di Maio da una parte e Matteo Salvini dall’altra parte sia stata una sceneggiata indispensabile che è servita al ‘capo’ della Lega per dire a Berlusconi:

“Caro Silvio, io ci ho provato. Ma, come vedi, i grillini stavano facendo saltare il tavolo del Governo…”.

Insomma, una recita per fare finta di inserire salvacondotti per il nero e scudo fiscale per i capitali all’estero che poi sono rimasti fuori. Se le cose stanno così – e non può essere escluso a priori – Berlusconi avrebbe fatto la parte del ‘pollo’: ha mollato sulla RAI, dando il via libera alla Lega, per non ottenere nulla.

Ma questa possibile versione è vera solo in parte. Si potrebbe pensare, infatti, che anche il Governo giallo-verde – come ha fatto il centrosinistra da Romano Prodi in poi – eliminerà dalla propria agenda politica il conflitto di interessi, salvando, ancora una volta, Berlusconi e il suo sistema di potere televisivo.

Non sappiamo se sarà così: ma, se sarà così, sarà una vittoria di Salvini e del sistema Mediaset.

Detto questo, Salvini e il mondo del centrodestra che rappresenta portano a casa una vittoria sul “Salda e straccia” e, soprattutto, sul Decreto sicurezza”.

Ma la cosa veramente incredibile che sta passando sotto silenzio, complice una campagna mediatica che ‘valorizza’ altro, è la cosiddetta ‘Secessione dei ricchi’ che dovrebbe essere firmata domani tra la Ministra leghista delle Regioni, Erika Stefani, e il presidente della Regione Veneto, il leghista Luca Zaia.

Eh sì, mentre giornali e Tv parlano del Decreto fiscale, della bagarre, o presunta tale, tra Di Maio e Salvini, mentre lo stesso Ministro-‘sceriffo’ Salvini blatera sugli sconfinamenti francesi in Italia (ma nessuno si chiede come mai questi sconfinamenti non sono bloccati dai militari italiani?), domani potrebbe avvenire una cosa che, per il Sud, si annuncia come la fregatura delle fregature.

Il Veneto, la Lombardia e l’Emilia Romagna (quest’ultima sarebbe la Regione di ‘sinistra’), grazie alla già citata ‘Secessione dei ricchi’, vorrebbero trattenere il 90% della Imposte regionali, sottraendole allo Stato.

Sono circa 35 miliardi di euro all’anno, che fino ad oggi sono serviti a tutta l’Italia per garantire servizi a tutti i cittadini. Soldi che, invece, grazie alla ‘Secessione dei ricchi’, resterebbero nelle ‘casse’ delle suddette tre Regioni, già ricche, che diventerebbero così ancora più ricche.

Il tutto a discapito delle Regioni del Sud, che sono già povere e diventerebbero ancora più povere.

Con la crisi economica di questi anni c’è stato un impoverimento generale. Sono peggiorati, in tutta l’Italia, per citare alcuni esempi, sanità, trasporti, asili nido, assistenza ai disabili e agli anziani, per non parlare del lavoro.

Ebbene, Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna vogliono trattenersi questi 35 milioni di euro all’anno. E domani, come già ricordato, due esponenti della Lega di Salvini – che è il partito politico che sta patrocinando questo accordo infame sulla pelle del Sud – i già citati Ministra Stefani e Zaia firmeranno tale ‘accordo’.

Ricordiamo che decine e decine di docenti universitari e 13 mila cittadini stanno cercando di bloccare questo ennesimo attacco al Mezzogiorno. C’è un appello al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

La prima cosa incredibile di questa storia è che potrebbe essere firmato un accordo senza aver prima calcolato i cosiddetti LEP, i Livelli Essenziali delle Prestazioni sociali e civili da garantire a tutti i cittadini italiani. Se ne parla dal 2000: ma, appunto, se ne parla e basta.

Da qui una domanda ovvia: se prima non si conoscono i LEP, se non si sa quanto costano, come si possono stabilire le risorse da assegnare alle Regioni?

E’ chiaro che è una mossa della Lega per fregare il Sud e i suoi abitanti!

C’è un imbroglio nell’imbroglio che i ‘Padri costituenti’ dell’Autonomia siciliana avevano già individuato nel 1946, creando le premesse per tutelare i siciliani con l’articolo 37 dello Statuto autonomistico della nostra Isola. Ci spieghiamo meglio.

Il Veneto leghista – che in questo imbroglio politico ai danni del Sud fa da battistrada – propone di calcolare le risorse da ricevere tenendo conto non solo dei servizi da fornire ai propri cittadini, ma anche in base al gettito fiscale, cioè in base alla ricchezza dei territori.

E qui arriva un secondo, grande imbroglio ai danni del Sud. Infatti, fra le entrate fiscali che le Regioni del Centro Nord Italia considerano ‘proprie’ ci sono anche tutte le risorse del Sud, lavorate nel Sud, prodotte nel Sud, trasformate nel Sud, ma che vengono ‘rendicontate’ nel Centro Nord solo perché le aziende del Centro Nord Italia che hanno ‘colonizzato’ il Mezzogiorno operano sì nel Sud, ma hanno la sede sociale nel Centro Nord!

Questo problema, lo ribadiamo, è stato affrontato nel 1946 dai siciliani che elaborarono lo Statuto autonomistico della Sicilia. Questione affrontata e risolta – purtroppo solo sulla carta – con l’articolo 37 dello Statuto.

L’articolo 37 dello Statuto siciliano prevede che le imposte pagate dalle imprese del resto d’Italia che hanno gli stabilimenti in Sicilia debbano restare in Sicilia.

Questo articolo dello Statuto della Sicilia – che avrebbe dovuto essere un esempio da seguire in tutto il Mezzogiorno d’Italia (si pensi alla Puglia o alla Campania, o alla Basilicata, Regioni dove non mancano grandi insediamenti economici targati Nord Italia) – è stato sempre bloccato dalle burocrazie ministeriali, dai tempi di Luigi Einaudi al servizio del Nord Italia; ed è stato bloccato, soprattutto, dall’ascarismo delle ‘presunte’ classi dirigenti siciliane.

Oggi, però, l’articolo 37 dello Statuto siciliano può tornare al centro del dibattito politico in tutto il Sud, come esempio da applicare per far valere le ragioni del Mezzogiorno.

Chiudiamo il nostro articolo con la seconda cosa incredibile che sta avvenendo in queste settimane. Pensate un po’: proprio mentre il partito di Salvini sta provando a scippare al Sud risorse finanziarie che peggioreranno la sanità, gli asili nido, le scuole, i trasporti, l’assistenza agli anziani del Mezzogiorno, ci sono meridionali che, incredibilmente, si avvicinano alla Lega!

A questi ingenui – sicuramente persone per bene che credono nel cambiamento, delusi da un disastroso centrosinistra e delusi, magari, anche dai grillini (che in Puglia, ad esempio, hanno combinato un gran pasticcio mantenendo aperta l’acciaieria inquinante dell’ILVA e che, adesso, vorrebbero anche far passare la TAP, il gasdotto che distruggerebbe tantissimi oliveti del Salento) – ebbene, ai meridionali delusi va detto, pacatamente, provando a farli ragionare, che l’alternativa all’Italia che va a rotoli non è la Lega.

In Sicilia – terra disgraziata che ha già eletto un paio di parlamentari nazionali leghisti, un parlamentare regionale che si considera leghista e consiglieri comunali che vanno passando sotto le bandiere leghiste – a chi si avvicina alla Lega di Salvini, sempre con pacatezza, bisogna illustrare quello che sta succedendo. Provando a sottolineare che il ‘diavolo’ Salvini, di fatto, li ha convinti a lavorare contro se stessi e contro la propria terra.

Non è facile, perché le semplificazioni mediatiche – la paura dei migranti, il PD di Renzi che esiste ancora, Carlo Calenda e le sue esaltazioni liberiste, Mario Monti ed Elsa Fornero, la RAI, Mediaset, Berlusconi che parla di ‘onestà’ e via continuando – hanno quasi sempre la meglio. Ma bisogna provarci.

Foto tratta da change.org

 



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