terza pagina/17 Ottobre 1970: Salvatore Pappalardo nominato arcivescovo

17 ottobre 2018

La nostra rubrica dedicata alle pillole culturali: gli incipit tratti dai grandi romanzi, gli aforismi di scrittori e filosofi, i siciliani da non dimenticare, gli anniversari di fatti storici noti e meno noti, la Sicilia dei grandi viaggiatori, i proverbi della nostra tradizione e tanto altro ancora. Buona lettura

terza pagina

(a cura di Dario Cangemi)

Incipit

Un classico buongiorno. O, se preferite, un buon giorno ricordando un grande romanzo. Il modo migliore di iniziare una giornata: l’incipit di un grande libro. Se lo avete già letto sarà un bel ricordo. Se no, potrebbe invogliarvi alla lettura.

«La passione non si piega alle leggi della ragione, non si cura minimamente di quello che riceverà in cambio, vuole esprimersi fino in fondo, imporre la sua volontà. Ogni vera passione è senza speranza, altrimenti non sarebbe una passione ma un semplice patto, un accordo ragionevole, uno scambio di banali interessi».

Sándor Márai, “Le braci”

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Pensieri sparsi

L’aforisma, la sentenza, sosteneva Nietzsche, sono le forme dell’eternità. L’aforisma é paragonato dal filosofo tedesco alle figure in rilievo, che, essendo incomplete, richiedono all’osservatore di completare ‘’col pensiero ciò che si staglia davanti’’.

«Sappiate avere torto, il mondo è pieno di gente che ha ragione. È per questo che marcisce».

Louis-Ferdinand Céline

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Siciliani notevoli da ricordare

Ricordiamo oggi… Giuseppe Sergi (Messina, 20 marzo 1841 – Roma, 17 ottobre 1936) è stato un antropologo siciliano.

Iniziata la sua attività come professore di filosofia nei licei, nel 1880 approdò all’ateneo bolognese con un insegnamento di antropologia presso la facoltà di lettere. Negli anni seguenti, grazie all’attività del suo laboratorio di antropologia e psicologia sperimentale presso l’Ateneo romano dove si era trasferito, sviluppò un programma di ricerche scientifiche nell’ambito della psicologia e dell’antropologia.

La sua fama è legata soprattutto allo studio dei tipi umani fossili e al grande lavoro di classificazione antropologica, nel quale, fra l’altro, si avvalse di un metodo di valutazione della morfologia del cranio da lui ideato e descritto, ad esempio, nell’opera L’uomo, secondo le origini, l’antichità, le variazioni e la distribuzione geografica del 1911.

Seguace delle teorie evoluzionistiche formulò ipotesi originali che ebbero, ai suoi tempi, notevole risonanza. Si occupò anche di filosofia, di pedagogia (sua allieva fu Maria Montessori) e di psicologia sperimentale. A lui si deve l’istituzione della Società Romana di Antropologia (ora Istituto Italiano di Antropologia) nel 1893 e la fondazione a Roma del primo laboratorio di psicologia sperimentale. Noto anche all’estero per i suoi contributi nelle scienze dell’uomo, riuscirà a portare il V Congresso internazionale di psicologia a Roma, nel 1905, sotto la sua presidenza.

Nel 1913 fondò il Comitato Italiano per gli Studi di Eugenica. Sergi, insieme ad Ernst Haeckel, fu anche attivista nel Libero Pensiero, organizzò il Congresso internazionale del Libero Pensiero presso il collegio Romano nel 1904 e fu difensore di Francisco Ferrer, partecipando attivamente a manifestazioni contro il suo arresto e proponendo una educazione laica e razionale come emancipatrice delle classi più disagiate.

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Eventi e fatti storici

Il 17 Ottobre 1970, Salvatore Pappalardo (Villafranca Sicula, 23 settembre 1918 – Palermo, 10 dicembre 2006) viene nominato da papa Paolo VI arcivescovo di Palermo e dallo stesso Paolo VI viene creato e pubblicato cardinale nel concistoro del 5 marzo 1973. Pappalardo è stato arcivescovo di Palermo, primate di Sicilia, presidente della Conferenza Episcopale Siciliana, vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana, Cardinale presbitero di Santa Maria Odigitria dei Siciliani. Ha partecipato ai 2 conclavi del 1978 per l’elezione di papa Giovanni Paolo I e per l’elezione di papa Giovanni Paolo II.
E’ ricordato, soprattutto, per il suo impegno contro Cosa nostra: primo alto ministro della Chiesa a riconoscere esplicitamente l’esistenza della criminalità organizzata, ha fatto scalpore pronunciando nel 1982 durante l’omelia al funerale di Carlo Alberto dalla Chiesa la frase riportata da Tito Livio «dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur» (“mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata”), duro atto d’accusa contro lo Stato nella stagione degli omicidi eccellenti.
Il 25 maggio 1992 celebrò i funerali solenni nella Chiesa di San Domenico di Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e i tre agenti della scorta.

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Viaggiatori in Sicilia

Se il viaggio è desiderio di conoscere l’altro e, al tempo stesso, possibilità di riconoscere se stessi. E’ affascinante notare come la Sicilia rappresenta per chi non vi è nato un’attrazione irresistibile, calamitando fantasie e immaginari dei viaggiatori stranieri che, forti della propria identità, vengono in Sicilia per capirne la conclamata diversità e forse trovano per lo più quello che credevano di voler trovare secondo la loro formazione, i loro desideri. In passato, l’identità univoca dei centri da cui provenivano i viaggiatori, bagaglio e ideale di cultura di cui erano portatori e di cui cercavano conferma in Sicilia, si è scontrata con l’identità plurale dell’isola in cui giungevano, quella pluralità tipica delle periferie e pure delle dimore di frontiera, con il loro intreccio di genti e di culture.

Torniamo oggi a parlare del narratore francese, Guy de Maupassant.

In viaggio verso l’Africa, Guy de Maupassant giunge in Sicilia per trascorrervi poco meno di due mesi, e trae da questo soggiorno una cronaca veloce ma ricca, che sette anni dopo esce in stesura definitiva nell’opera ‘’La vie errante’.

Come gran parte dei viaggiatori stranieri, il narratore francese è attratto soprattutto dai monumenti antichi. che ai suoi occhi rendono l’isola mediterranea «un divino museo di architetture». «La Sicilia – annota – ha avuto la fortuna d’essere stata posseduta, di volta in volta, da popoli fecondi, venuti ora dal nord ora dal sud, i quali hanno costellato il suo territorio d’opere infinitamente varie, in cui convergono, in modo seducente e inatteso, gl’influssi più distanti. Ne è nata un’arte speciale, sconosciuta altrove, in cui domina certo l’influenza araba, incalzata da ricordi greci e perfino egizi; in cui le severità dello stile gotico, introdotto dai Normanni, vengono mitigate dalla scienza mirabile della decorazione bizantina»

Lontano da ogni sentimentalismo di matrice romantica, il racconto di Guy de Maupassant risuona, per paradosso, come uno dei più alti inni alla Sicilia di tutti i tempi. Per quanto filtrato da chiaroscuri e ombrosità, restituisce un modello di gioia estetica e di grazia naturalistica. Questo resoconto segna probabilmente il contatto più sensuale che mai un narratore abbia avuto con l’isola mediterranea. Tutto ciò ne fa un’opera a sé, che rende omaggio alla storia e alla vita di un Paese.

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Rapporti tra scrittori e la Sicilia

Quando pensiamo alla Sicilia, inevitabilmente i ricordi personali si sovrappongono alle descrizioni letterarie, così come i fatti di attualità si intrecciano con le fantasie mitologiche e il folklore si confonde con i luoghi comuni, suggerendo all’immaginazione percorsi alternativi.

“L’estate cala sulla Sicilia come un falco giallo sulla gialla distesa del feudo coperta di stoppe. La luce si moltiplica in una continua esplosione e pare riveli e apra le forme bizzarre dei monti e renda compatti e durissimi il cielo, la terra e il mare, un solo muro ininterrotto di metallo colorato. Sotto il peso infinito di quella luce gli uomini e gli animali si muovono in silenzio, attori forse di un dramma remoto, di cui non giungono alle orecchie le parole: ma i gesti stanno nell’aria luminosa come voci mutevoli e pietrificate, come tronchi di fichi d’India, fronde contorte di ulivo, rocce mostruose, nere grotte senza fondo”.

(Carlo Levi)

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La scuola poetica siciliana

La scuola poetica siciliana è la prima forma di letteratura laica in Italia. Suo promotore fu l’Imperatore Federico II di Svevia. Questa scuola vide il suo apice tra il 1230 e il 1250. Nacque come una poesia di corte, infatti autori dei più noti sonetti sono lo stesso Federico II e membri della sua corte quali Pier delle Vigne, Re Enzo, figlio di Federico, Rinaldo d’Aquino, Jacopo da Lentini (funzionario della curia imperiale), Stefano protonotaro da Messina…La lingua usata era il siciliano o meglio il siculo-appulo.

’Poi no mi val merzé né ben servire

inver’ mia donna, in cui tegno speranza

e amo lëalmente,

non so che cosa mi possa valere:

se di me no le prende pïetanza,

ben morrò certamente.

Per nente – mi cangiao lo suo talento,

und’eo tormento – e vivo in gran dottanza,

e son di molte pene sofferente.

Sofferente seraggio al so piacere,

di bon[o] core e di pura lëanza

la servo umilemente:

anzi vorrea per ella pena avere

che per null’altra bene con baldanza,

tanto le so’ ubidente.

Ardente – son di far suo piacimento,

e mai no alento – d’aver sua membranza,

in quella in cui disïo spessamente…’’

Giacomo da Lentini – Poesie (XIII secolo)

Rime

‘’Poi no mi val merzé né ben servire’’

Giacomo da Lentini – Poesie (XIII secolo)

Rime

‘’Poi no mi val merzé né ben servire’’

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