Napoli, la storia dei “Lazzari”, gli unici a difendere la città nel 1798

Napoli, la storia dei “Lazzari”, gli unici a difendere la città nel 1798
11 ottobre 2018

LA STORIA DEL SUD VISTA DA UN BAMBINO 5/ In questa puntata parliamo dei “Lazzari” (o “Lazzaroni”). Erano i ragazzi che vivevano nei quartieri poveri di Napoli, ignorando la Legge Imbriani, che imponeva ai minori studi obbligatori fino alla quarta elementare (in questo il Regno delle Due Sicilia è stato tra i primi in Europa). A loro si deve la difesa della città contro gli insorti della Repubblica napoletana del 1799 sostenuta dalla Francia rivoluzionaria

Domenico Iannantuoni

Napoli è grande, immensa ai miei occhi. Il pullular delle genti è
costante, praticamente a tutte le ore del giorno ed in alcuni
luoghi anche di notte. Al porto poi si sentono parlare diverse
lingue ed a prevalere è l’inglese, seguito dal francese. Anche
l’olandese e lo spagnolo sono importanti e ben sentite lingue
insieme con il portoghese. A San Pietroburgo, in Russia, mio
padre mi ha detto che la nostra lingua, il napoletano, è addirittura
insegnata all’università …ah già il russo è anche ampiamente
parlato in Napoli così come il tedesco. Il maestro Riggio ci ha
infatti detto che la nostra Città è una città internazionale.

Pure, a girar bene Napoli, si capita in vicoli stretti dove alcuni
bambini restano obbligati per tutta la loro vita, e la scuola per
loro è e resta un lontano sogno; sono i “lazzari”; a loro spesso
non tocca la Legge Imbriani che imporrebbe gli studi obbligatori
fino alla quarta elementare e che porta il nostro Stato tra i primi
in Europa. Tale legge fu varata a ridosso del 1845. In Italia, per
esempio, il Regno di Sardegna ha varato solo adesso, nel 1859,
la Legge Casati che obbliga la scuola minima fino alla seconda
elementare!

Questi “lazzari”, questi bambini sfuggono ad una Legge di Stato
e restano analfabeti per tutta la loro vita, che tristezza; eppure a
me piacerebbe conoscerne qualcuno per poter scambiar due
parole.

Il nostro è un popolo strano; direi che sembra diviso a metà. Una
parte colta e sapiente da un lato, ed un’altra ignorante ma
altrettanto colta naturalmente, di una cultura millenaria e
diversa, e storicamente dall’altra parte, quella dei “Lazzari”.
Eppure nel 1798 furono i “Lazzari” a difendere Napoli quando
arrivò il generale francese Championnet…e ne morirono
almeno diecimila, solo in Napoli. Non fummo noi, la parte colta,
ad ergerci a difesa del nostro Stato…ad eccezione di qualche
rara rappresentanza borbonica; noi restammo ben acquattati e
silenziosi in attesa degli eventi.

Anche il nostro Re Ferdinando IV, con tutta la Corte, era già
riparato in Sicilia alla reggia “Ficuzza”. Egli fu costretto a
rifugiarsi in una parte del Regno sotto protezione inglese, in
particolare dell’ammiraglio Orazio Nelson.

Durante questa passeggiata domenicale con mio padre nel rione
Sanità, egli mi spiegò bene cosa avvenne tra il 1788 ed il 1815.
Il suo racconto partì dalla spiegazione delle ragioni che
portarono all’isolamento del rione Sanità rispetto al resto della
Città. Un isolamento che stava facendo cadere l’economia del
rione, una volta floridissima, peggio di un quartiere di lontana
periferia di Napoli.

Fu il re usurpatore del trono dei Borbone (di Ferdinando IV poi
Ferdinando I), Gioacchino Murat che volle caparbiamente far
costruire il ponte che oggi permette di non passare più attraverso
il rione Sanità, il quale viene letteralmente scavalcato. La strada
nuova parte infatti dalla reggia di Capodimonte che domina
Napoli e permette di giungere, scavalcando appunto Sanità, fino
ai quartieri reali sul mare.

Quella Domenica imparai tantissime cose nuove e mio padre
sembrava non volersi mai fermare nel suo racconto.
Mi parlò anche della nascita ed effimera Repubblica Partenopea
che durò meno di sei mesi, da gennaio a giugno del 1800 e della
riconquista del Regno, per conto dei Borbone, operata dal nostro
Cardinale Fabrizio Ruffo che partì da Bagnara Calabra con soli
quattro uomini, per giungere a formare durante la risalita da Sud,
l’armata Sanfedista che superò le trentamila persone quando
entrò vittoriosa in Napoli.

Poi nel 1801 si ristabilì la corte Borbonica in Napoli, fino al
1806 quando il Generale francese Massena in capo e Reynier in
ausilio, invasero ancora il nostro Stato. Mi ricordo che
Gioacchino Murat diventò re di Napoli nel 1808. Poi finalmente,
dopo lunghe guerre, nel 1814/1815, con il congresso di Vienna,
Napoli ritornò definitivamente ai Borbone.

Mio padre sapeva ben raccontare i fatti storici ed il tempo
passava velocemente senza che ce ne accorgessimo.
Finimmo, non chiedetemi come, verso il rione Santa Lucia ed
allora mio padre mi propose di passare davanti al Palazzo Reale
che è appunto in Largo di Palazzo. Le guardie erano meravigliose a vedersi. A turno, con passi ritmici di marcia, cambiavano le loro posizioni fino a ricoverarsi nelle garitte per darsi il cambio, e tanta gente stava lì
ad aspettare questo momento simbolico.

Mio padre ed io stemmo fermi ad aspettare il cambio e ne
fummo contenti.
Poi mi disse:
– Francesco, ma abbiamo fatto almeno dieci miglia a
piedi, non hai fame?-
– Beh, papà…sinceramente il ragù di mamma che oggi le
è venuto speciale ed i paccheri di Torre Annunziata che
erano sublimi, sono già sotto i miei calcagni…certo che
ho fame!- Risposi.
– Bene allora torniamo a casa da Via Toledo, è un po’ più
lunga ma ci fermeremo a prendere un
pasticciotto… oppure deciderai tu.- Disse stringendomi
la mano ed iniziando a camminare.

Mio padre mi voleva molto bene ed ogni mattina veniva a
baciarmi prima di uscire per recarsi a lavoro; io ne ero felice ed
orgoglioso al contempo.
Giunti che fummo in via Toledo egli cercò un Caffè forse di sua
conoscenza ed individuatolo mi ci portò subito.-

– Bene Francesco accomodiamoci qui. Di fronte a questo
sole ottombrino, su questo tavolo che ha un piccolo
parasole di riparo.-
Ci sedemmo contenti ambedue del bel giro turistico che
avevamo fatto e proprio mentre ci stavamo scaldando un
pochino al sole del tardo pomeriggio, arrivò il cameriere a
chiederci cosa desiderassimo.
– Mio padre prontamente ordinò un buon caffè bollente e
poi, rivolgendosi a me disse:
– Tu Francesco desideri una pastarella, dì pure, ordina!.
– Cameriere avete un roccocò…di quelli morbidi,
intendo?- Certamente signorino, rispose
immediatamente!.
– Bene io prendo un Roccocò.ed un bicchiere d’acqua
fresca.- Risposi.

– Il roccocò era meravigliosamente buono e ne diedi un
pezzetto a mio padre che lo assaggiasse. Poi, dopo la
consumazione, mio padre pagò e disse al cameriere:
– Mi raccomando, nel conto prendete in considerazione un
“caffè sospeso”, lo pago io.
– Va bene rispose subito il cameriere.- Io restai esterefatto
ed allontanandoci dal Caffè chiesi a mio padre le ragioni
di quel caffè sospeso.

– Caro Francesco, niente di particolare, ho lasciato un
caffè già pagato per chiunque, magari a corto di denaro,
avesse il desiderio di berne una tazza…tutto qui. Ma è
per noi una tradizione, un modo d’essere.- Mi rispose
tenendomi stretta la mano.-
Capii in quel frangente l’importanza dell’altruismo a Napoli.

Foto tratta da cosedinapoli.com

QUI LE PRIMA QUATTRO PUNTATE

PER SAPERNE DI PIU’ SUI “LAZZARI” O “LAZZARONI”



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