terza pagina/ Il principe mago e quell’esoterismo che incantò l’aristocrazia siciliana…

terza pagina/ Il principe mago e quell’esoterismo che incantò l’aristocrazia siciliana…
10 ottobre 2018

La nostra rubrica dedicata alle pillole culturali: gli incipit tratti dai grandi romanzi, gli aforismi di scrittori e filosofi, i siciliani da non dimenticare, gli anniversari di fatti storici noti e meno noti, la Sicilia dei grandi viaggiatori, i proverbi della nostra tradizione e tanto altro ancora. Buona lettura

terza pagina

(a cura di Dario Cangemi)

 

Incipit

Un classico buongiorno. O, se preferite, un buon giorno ricordando un grande romanzo. Il modo migliore di iniziare una giornata: l’incipit di un grande libro. Se lo avete già letto sarà un bel ricordo. Se no, potrebbe invogliarvi alla lettura

“Scrivo fino a quando arrivo a un punto in cui ho ancora qualcosa che preme per uscire e passare sul foglio, e so che cosa deve succedere, allora mi fermo e cerco di vivere fino al giorno successivo, quando sarà ora di mettermi a lavoro. Il difficile è attendere fino ad allora”.

Ernest Hemingway, da un’intervista a “Paris Review”, numero 18, 1958

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Pensieri sparsi

L’aforisma, la sentenza, sosteneva Nietzsche, sono le forme dell’eternità. L’aforisma é paragonato dal filosofo tedesco alle figure in rilievo, che, essendo incomplete, richiedono all’osservatore di completare ‘’col pensiero ciò che si staglia davanti’’

“Troviamo sempre qualcosa, vero, per darci l’impressione di esistere”?

Samuel Beckett, “Aspettando Godot”

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Siciliani notevoli da ricordare

Ricordiamo oggi… Raffaello Politi, conosciuto anche con il nome Raffaele (Siracusa, 2 settembre 1783 – Agrigento, 10 ottobre 1870), è stato un pittore, architetto, archeologo e teorico dell’arte. Artista poliedrico, lavorò prevalentemente ad Agrigento e provincia nel XIX secolo e si fece conoscere soprattutto per le sue doti di copista e ritrattista. In sua memoria è stato intitolato un liceo di Agrigento.

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Eventi e fatti storici

Il 10 ottobre del 1979 muore Raniero Alliata di Pietratagliata, figlio di Luigi Alliata, riconosciuto nel 1903 Principe del Sacro Romano Impero, dei Duchi di Pietratagliata e di Bianca Notarbartolo di Villarosa. Molto conosciuta era la sua collezione di insetti, comprendenti tutta la fauna entomologica, per lo più provenienti dalle Madonie, ove il principe soleva recarsi per le sue ricerche naturalistiche. La collezione, costituita da oltre 500 scatole entomologiche, è custodita presso il Museo Regionale di Storia Naturale di Terrasini.

La sua fama di “mago nero” , al pari del suo interesse per l’occultismo, la teosofia, lo spiritismo e i fenomeni paranormali lo accompagneranno fino alla morte, dandogli la fama di ‘principe mago’. Nonostante il suo nome sia poco conosciuto, è stato una figura di riferimento per almeno due generazioni di intellettuali siciliani, fra cui Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Lucio Piccolo, Gioacchino Lanza Tomasi e Bent Parodi. Il suo interesse per le discipline occulte, l’esoterismo e la teosofia non devono sorprendere: esse erano diffuse negli ambienti aristocratici palermitani di inizio novecento, a cui prenderanno parte lo stesso Giuseppe Tomasi di Lampedusa e i fratelli Piccolo. Abitò a Villa Alliata di Pietratagliata in via Serradifalco a Palermo (nella foto), gioiello del neogotico palermitano, fatta costruire dal padre su progetto dell’architetto Francesco Paolo Palazzotto. La villa è stata abitata da Raniero Alliata (dalla quale dal 1925 quasi non uscì più, dopo una forte perdita al gioco) fino alla morte, avvenuta nel 1979.

Viaggiatori in Sicilia

Se il viaggio è desiderio di conoscere l’altro e, al tempo stesso, possibilità di riconoscere se stessi. E’ affascinante notare come la Sicilia rappresenta per chi non vi è nato un’attrazione irresistibile, calamitando fantasie e immaginari dei viaggiatori stranieri che, forti della propria identità, vengono in Sicilia per capirne la conclamata diversità e forse trovano per lo più quello che credevano di voler trovare secondo la loro formazione, i loro desideri.

Raccontiamo oggi del viaggio di Henry Swinburne

Nato a Bristol da nobile famiglia cattolica nel 1743, si forma culturalmente in Francia.  A 24 anni si sposò con una sua connazionale Marta Barken, che condivideva con lui gli interessi per i viaggi, le belle arti, la pittura e l’archeologia. Stancatisi della loro vita di provincia, i coniugi Swinburne cominciarono a viaggiare avendo come prima meta il territorio francese e poi la vicina Spagna.

Ben presto tuttavia passarono in Italia, ivi attratti dalle notizie sulle bellezze artistiche e di costume. Fu così che si fermarono per circa tre anni, dal 1777 al 1779, nel Regno di Napoli che visitarono in lungo ed in largo. Swinburne dedicò a questo lungo viaggio un libro dal titolo ‘Travels in the two Sicilies”, apparso alcuni anni dopo il ritorno in patria (1783).

I due volumi sulle Due Sicilie, stampati e pubblicati a Londra, ebbero subito un grande successo sulla scia del libro del Brydone di alcuni anni prima, che aveva aperto, potremmo dire, la moda del viaggio al sud tra i molti ed annoiati aristocratici europei.

Comparando i due testi notiamo differenti caratteri, stili e contenuti dei due autori.: Appena sbarcato il nostro viaggiatore fece amaramente i conti con i giudizi negativi dati dal Brydone su Palermo e specialmente sui suoi abitanti: infatti, dopo alcune insistenze, solo il principe di Torremuzza gli aprì le porte del suo palazzo. Per nulla scandalizzato e fedele alla sua flemma interamente britannica, lo Swinburne passò alcuni giorni a Palermo, nel mese di ottobre in particolare, intento a visitarne i monumenti e nello stesso tempo a prepararsi per il giro delle altre località isolane.

Durante tutto il viaggio, reso alquanto difficoltoso dalla mancanza di strade e dai torrenti ingrossati dalle copiose piogge invernali, il viaggiatore fu colpito dalla persistenza del mondo feudale in tutte le varie forme e sfumature: estesi latifondi a grano, contadini legati alla terra, monocolture ovunque, aridità del suolo. Altri aspetti evidenti furono quelli dei signori che nei loro estesi possedimenti amministravano la Giustizia, conferivano le cariche fiduciarie e istituzionali ed eleggevano anche i giudici.

Alla vista delle condizioni carenti dell’agricoltura e del commercio dell’Isola, lo Swinburne non poté, fare a meno di paragonarle a quelle ben diverse della sua Inghilterra. Attraverso la sua descrizione metodica, seria, priva di fantasia vien fuori la meraviglia di un personaggio nutrito di dottrine economiche moderne, di fronte ad un mondo alquanto arretrato e privo di un sistema fiscale valido.

Girando poi per le varie città dell’Isola e alloggiando presso ricchi privati, lo Swinburne si rese conto della calda ospitalità e cortesia dei Siciliani, anche di diversa estrazione sociale e pure di quelle che erano le consuetudini dei centri visitati. Un fatto che lo meravigliò non poco fu la spigliatezza e la socievolezza di molte donne, spesso mogli di gente in vista, che riuscivano a tenere bene la conversazione nelle cene a cui era spesso invitato. Ciò contraddiceva quanto affermato in genere da altri viaggiatori che si erano soffermati particolarmente sulla gelosia dei mariti siciliani.

A Sciacca Swinburne scoprì la cucina siciliana, a quel tempo molto ricca di zucchero e spezie e l’affabilità dei signori che lo accoglievano di volta in volta. Passando da Ribera fu ospitato da una vecchia baronessa che, insieme a figlio e nuora, si premurò di rendergli la cena e poi il pernottamento adeguati al suo rango: infatti la stanza messagli a disposizione comprendeva il pavimento di mattonelle smaltate, i mobili in stile e alquanto ricercati, le pareti decorate di stucchi e con grandi e magnifici specchi veneziani la cui presenza in quel lontano paese lo stupì alquanto.

Da Ribera, dopo un viaggio difficile a causa di una pioggia insistente, il viaggiatore inglese giunse a Caltagirone, città che esternamente non gli piacque molto. Ma poco dopo dovette ricredersi suo malgrado: i calatini si dimostrarono molto cortesi, mondani e raffinati. Lo colpì moltissimo l’usanza del passeggio serale (lo “struscio”), nelle piazze, l’atto tipicamente meridionale.

Il suo viaggio nell’Isola si concluse, il 27 gennaio 1778, in pieno inverno. Non fu molto lungo ma fu vario e si svolse interamente a cavallo in quasi tutti i territori interni, con qualche puntata nei centri costieri, ben descritti poi nelle sue memorie. Swinburne fu più interessato alla vita dei piccoli centri piuttosto che a quella della capitale, dove abbiamo visto fu accolto, e non certo per colpa sua, con evidente freddezza ed anche fastidio.

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Rapporti tra scrittori e la Sicilia

Quando pensiamo alla Sicilia, inevitabilmente i ricordi personali si sovrappongono alle descrizioni letterarie, così come i fatti di attualità si intrecciano con le fantasie mitologiche e il folklore si confonde con i luoghi comuni, suggerendo all’immaginazione percorsi alternativi

‘’Nel bene e nel male, la Sicilia è l’Italia al superlativo’’

(Edmonde Charles Roux)

La scuola poetica siciliana

La scuola poetica siciliana è la prima forma di letteratura laica in Italia. Suo promotore fu l’Imperatore Federico II di Svevia. Questa scuola vide il suo apice tra il 1230 e il 1250. Nacque come una poesia di corte, infatti autori dei più noti sonetti sono lo stesso Federico II e membri della sua corte quali Pier delle Vigne, Re Enzo, figlio di Federico, Rinaldo d’Aquino, Jacopo da Lentini (funzionario della curia imperiale), Stefano protonotaro da Messina…La lingua usata era il siciliano o meglio il siculo-appulo.

‘’Amando con fin core e co speranza,

di grande gioi fidanza

dona[o]mi Amor piu ch’eo non meritai,

che mi ’nalzao coralmente d’amanza

da la cui rimembranza

lo meo coragio non diparto mai;

e non por[r]ia partire

per tutto il meo volire,

sì m’è sua figura al core impressa,

ancor mi sia partente

da lei corporalmente,

la morte amara, crudele ed ingressa.

La morte m’este amara, che l’amore

mut[a]omi in amarore;

crudele, chè punio senza penzare

la sublimata stella de l’albore

senza colpa a tuttore

per cui servire mi credea salvare.’’

Amando con fin core e co speranza, Pier della Vigna.



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