La storia di Domenico Ragona, il grande astronomo di Palermo epurato nel 1860 dai Savoia

La storia di Domenico Ragona, il grande astronomo di Palermo epurato nel 1860 dai Savoia
16 settembre 2018

Figura trascurata dalla storiografia astronomica, l’astronomo Domenico Ragona, palermitano, avrebbe rilanciato l’Osservatorio astronomico di Palermo se, subito dopo l’unità d’Italia, non fosse stato epurato in quanto cresciuto in epoca borbonica. Grande erede di Giuseppe Piazzi, nel 1859 stava lavorando al montaggio del grande Refrattore equatoriale. Ma appena arrivati i Savoia…

di Domenico Iannantuono   

Domenico Ragona (1820-1892) è senza dubbio una figura interessante, seppur trascurata dalla storiografia astronomica. Forse ha pesato e pesa ancora su di lui la “macchia” di fedele borbonico o forse le vicende tragiche da cui rimase schiacciato proprio a causa della sua connotazione politica, e che di fatto interruppero la sua carriera nel campo dell’astronomia, lo hanno reso “poco interessante”. E tuttavia noi riteniamo che egli sia stato, dopo Giuseppe Piazzi, il miglior direttore dell’Osservatorio almeno fino alla chiamata, nel 1975, di Giuseppe Salvatore Vaiana.

Infatti, la direzione di Ragona, seppur durata un solo decennio (1849-1860), rivestì un’importanza cruciale per la storia scientifica dell’Osservatorio come istituzione. Fu durante questo periodo che venne completamente rinnovata la strumentazione, che era in sostanza rimasta quella del Piazzi, ponendo così le basi per l’eccellente lavoro astronomico del periodo postunitario.

Fisico di formazione, giovanissimo (1844) era stato nominato “professore aggiunto” di fisica sperimentale ed aveva frequentato l’Osservatorio almeno fin dal 1840, in qualità di assistente. Nel 1849, per iniziativa del Principe di Satriano, luogotenente Generale della Sicilia, fu chiamato a sostituire Gaetano Cacciatore alla direzione dell’Osservatorio. La sua vicenda astronomica ricalca quella di Piazzi certamente a lui ben nota. Ed infatti nel 1851 egli chiese ed ottenne di recarsi in Germania per due anni, poiché, come egli stesso scrisse, quando Giuseppe Piazzi intendeva nello scorso secolo a studii astronomici, essi far si potevano, come egli operò, in Londra e Parigi, ma nella attualità è indispensabile eseguirli in Berlino, mettendo in contribuzione la doviziosa raccolta di macchine di quel Reale Osservatorio, e avvicinando l’illustre Prof. Encke che ai nostri giorni è come legislatore in materie astronomiche.

Il lungo viaggio scientifico di Domenico Ragona, di cui ci ha lasciato una dettagliata relazione che costituisce la Prolusione al Corso di Astronomia per l’Anno Universitario 1854-55, si concluse due anni dopo, nel 1853, con pieno successo: non solo egli aveva seriamente imparato il mestiere di astronomo ed aveva riallacciato quegli indispensabili rapporti scientifici che si erano inevitabilmente pressocheé ridotti a zero durante le direzioni di Niccolo’ Cacciatore prima e del figlio Gaetano poi, ma aveva anche ottenuto dal Governo di potere ordinare due nuovissimi ed eccellenti strumenti, un cerchio meridiano delle officine Pistor e Martins di Berlino da 13 cm di apertura in sostituzione dell’ormai obsoleto strumento dei passaggi di Ramsden, ed un telescopio equatoriale da 25 cm di apertura della ditta Merz di Monaco in sostituzione di quell’equatoriale di Troughton in cui Piazzi aveva voluto fosse convertito il prezzo della medaglia d’oro che il Re gli aveva assegnata come premio per la scoperta di Cerere, e che, occorre dirlo, non fu mai in condizioni di funzionare appropriatamente perché giunse a Palermo, nel 1804, gravemente danneggiato.

Il rapporto conclusivo sull’andamento degli studi compiuti dal Ragona in Germania, inviato da Johann F. Encke (1791-1865) al Governo Napoletano e pubblicato sul Giornale Officiale di Sicilia, non lascia dubbi sulla efficacia del lavoro svolto dal Ragona in Germania:

“Io debbo confessarlo francamente che nel 1816 quando assunsi la direzione dell’Osservatorio di Seeberg in Gota, era assai lontano dal trovarmi così ben iniziato come il Sig. Ragona lo è al presente […]. Dipenderà dal Prof. Ragona restituire l’antica celebrità all’Osservatorio Palermitano…”.

L’opinione di Encke era molto ben fondata: Ragona negli ultimi sei anni della sua direzione (1854-1860) svolgerà una mole di lavoro immensa, come dimostrano i risultati contenuti nella nuova serie di Pubblicazioni dell’Osservatorio da lui iniziata con il titolo Giornale Astronomico e Meteorologico del R. Osservatorio di Palermo, ossia Continuazione dei libri della Specola Astronomica dei Regii Studii di Palermo dei Chiarissimi Giuseppe Piazzi e Niccolo’ Cacciatore.

E’ significativo che, come indicato nel complemento del titolo, Ragona si rifaccia alla già ricordata serie di pubblicazioni iniziata da Piazzi. Vi si legge infatti chiaramente la volontà di imprimere una svolta determinante alle attività dell’Osservatorio, di restituire appunto l’antica celebrità all’Osservatorio palermitano.

Il suo programma scientifico era di sfruttare la posizione geografica di Palermo per costituire, non appena messi in opera i nuovi strumenti, un ampio Catalogo di stelle australi non osservabili dagli osservatori del Nord Europa. Contemporaneamente egli si dedicò alla riorganizzazione ed implementazione delle osservazioni meteorologiche, acquistando tutta una serie di nuovi strumenti in linea con i più recenti sviluppi di questa scienza, che proprio in quel periodo cominciava ad uscire dall’infanzia configurandosi come una vera e propria disciplina scientifica.

Ricevuto da Berlino, nel giugno del 1856, il nuovo Cerchio Meridiano ed ottenuti dal Governo i fondi necessari alla sua sistemazione, Ragona energicamente diresse i lavori per l’ammodernamento della vecchia sala meridiana, troppo angusta per ospitare uno strumento di quelle dimensioni, concludendo i non banali lavori di montatura e messa a punto dello strumento nel gennaio del 1859.

Nell’ottobre dell’anno precedente si era recato a Monaco per ricevere dal Merz le istruzioni necessarie a montare il grande rifrattore equatoriale che arriverà a Palermo nei primi mesi del ’59. L’11 luglio dello stesso anno lui stesso ci informa che sono già definitivamente cominciati i lavori per la collocazione del gran Refrattore.

Ma il tempo per la dinastia Borbonica era scaduto. Il “borbonico” Ragona, che tanto ed in così poco tempo aveva fatto per l’Osservatorio di Palermo, non vedrà mai montato il magnifico strumento che lui aveva voluto. Travolto dalle vicende risogimentali che porteranno all’unità d’Italia venne destituito dalla sua carica e posto a disposizione del Ministero della Pubblica Istruzione. Nel 1863 gli fu affidata la direzione del piccolo Osservatorio di Modena dove, in mancanza di strumenti astronomici, si dedicò alla meteorologia, campo nel quale ottenne ottimi risultati.



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