“La pioggia nel Palermeto”: ode alla ‘Città mediorientale incrastata nell’Europa’

“La pioggia nel Palermeto”: ode alla ‘Città mediorientale incrastata nell’Europa’
8 agosto 2018

Gli allagamenti che arricchiscono gioiosamente Palermo ad ogni pioggia hanno ispirato il Poeta: da qui una lirica soave, che ci accompagna con ritmi ipersensoriali tra le verdure tritate dai copertoni delle automobili, volti ‘arruciati’ di cittadini incazzati tra umido, indifferenziato e un canto arraggiato…

TACCI! Su le soglie
del Borgo non odo
parole che dici
umane; ma odo
insulti più nuovi
per padri e madri
lontane.

Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove sui cassonetti
strapieni e aulenti,
piove sui vetri spezzati,
sui legni
scagliosi ed irti,
piove sui pezzi
di trispiti e riti,
sui materassi sdruciti,
sui fiori di pezza, di caccole aulenti,
su vecchie cucine
e sette bidè.

Piove su i nostri vólti
orlandiani,
piove su le nostre mani
ignude (avessimo
almeno un coltello!)
sui vestimenti leggieri
che lungo le strade sconnesse
volteggiano
su fresche e braccame
che ogni animale si bruca
libero in piena città

Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura lasciata
per terra a marcire
da truci ortolani al mercato
a ciò autorizzato
dal sindaco meticcio
amante riamato del suk.

Ascolta. Risponde
al pianto
dei cittadini incazzati
il canto
delle cicale,
gran scassa mento di testa.

E il pino che mai fu potato
si schianta preciso
su auto e passanti
E immersi
noi siam nei rifiuti
di questa città ormai persa,
d’arborea vita privata
per fare passare i tuoi tram

Il tuo vólto sudato
è molle di pioggia
e le tue chiome a zazzera
auliscono come
uova marce,
o creatura terrestre
che hai nome
Buffone..

Ascolta, ascolta. L’accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo si fa
sotto il brontolio degli umani
che irrefrenabile cresce;
e un canto arraggiato
vi si mesce
più roco, feroce:
“Vattinni, vattinni,
è un coro di gente
fuor della grazia di Dio

Or s’ode su tutta la fronda
crosciare
l’argentea pioggia
che monda
l’immonda monnezza

Ascolta.
La figlia dell’aria
è muta; ma la figlia
del fango, lontana,
la rana,
canta nell’ombra più fonda,
“Tomorrow night tuunmuorimai….”E piove su le tue ciglia,
Buffone.

Piove su le tue ciglia nere
dipinte d’henné,
sì che par tu pianga
ma di piacere; non bianco,
che ormai non si sente,
ti appaga un angelo nero e
i denti negli alvèoli
son come mandorle acerbe.

E vanno di fratta in fratta,
tra umido e indifferenziato,
or congiunti or disciolti
(e il verde vigor rude
gli allaccia i mallèoli
gli’intrica i ginocchi)

E piove su i loro vólti
silvani,
su plastica, vetro e metalli ,
piove sulle loro nostre mani
ignude per sempre,
su pezzi di pizza
e su escrementi
leggieri,
su i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella, o Buffone.



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