Al British Museum l’ultimo ‘stupro’ contro la verità siciliana: “Sicily conquest”, la civiltà senza popolo

Al British Museum l’ultimo ‘stupro’ contro la verità siciliana: “Sicily conquest”, la civiltà senza popolo
6 agosto 2018

Riprendiamo questo articolo di Mario Di Mauro pubblicato due anni fa su ‘Terraeliberazione’. Lo facciamo perché lo riteniamo attuale e importante nella difficile ricerca della verità sulla storia del Sud Italia negli anni del cosiddetto ‘Risorgimento’ che, ancora oggi, viene negata.
Al British Museum: “Sicily: Culture and Conquest”. Sugli schermi globali dello Spettacolo coloniale dell’AntiSicilia vanno in scena i “Tesori della Civiltà senza Popolo”. L’ultimo stupro colonialista contro la Verità Siciliana, l’ennesima pagina nera di un GENOCIDIO CULTURALE lungo 156 anni

di Mario Di Mauro

Nel romanzo coloniale della Sicilia italienata, il siciliano “discende dagli antichi romani”: glielo spiegarono in culla quando alla minna materna, fosse pure analfabeta, si sostituì il biberon tricolorato; glielo fecero scrivere insieme alle aste nella scuola risorgimentata; lo ascoltò alla radio canticchiando faccettanera, ma poi lo disse anche la televisione, dunque certovero ha da essere.

Certovero il sicilianoide risorgimentato “discende dagli antichi romani” (sebbene sia verocerto il contrario!), ma resta comunque Figlio di NN, risultato bastardo di 13 dominazioni (inclusa quella delle selvagge Tribù del Barocco!). Non può che essere vero!. Anche la Cassazione conferma, sigillando, certovero, una “sentenza editoriale”: “LA SICILIA IRREDIMIBILE, PARASSITA E MAFIOSA” E’ UNA NUOVA MATERIA SCOLASTICA (7/4/2016).

Mentre Riina junior presenta il suo imperdibile libro nel salotto televisivo di Vespa, a Porta a Porta… buone notizie dal Ministero della Verità ci giungono anche da Marsala. Il prossimo 11 maggio 2016 –a 30 anni dalla prima pietra e a 156 dal lieto evento!- verrà ufficialmente inaugurato il Monumento ai Mille Eroi di Garibaldi, il primo Dittatore tricolorato della SiciliAfrica italiana.

Nel 1860, nella dialettica combinata delle correnti politiche francesi e inglesi, in corsa verso l’apertura del Canale di Suez, si scatena la Tempesta perfetta sul Regno delle Due Sicilie. L’inettitudine di Napoli e il secolare e irrisolto conflitto con l’Isola-Nazione dei Siciliani fecero il resto. Una Catastrofe.

Il Canale di Suez accorciava Spazio e Tempo, ci si doveva attrezzare. Quella visione sansimoniana delle magnifiche sorti e progressive, che Cobden mise coi piedi per terra, imponeva, in nome del liberoscambismo oligopolistico, la liquidazione di ogni resistenza protezionista (le Due Sicilie, per esempio).
Per sei anni l’Italia Una e Fatta scatenò –con 120.000 militari ben addestrati- una guerra coloniale che assunse forme di vera e propria “pulizia etnica” e viene tutt’oggi presentata come “guerra di civiltà contro il brigantaggio e la barbarie”. Nel Settembre Nero del 1866 la “Comune di Palermo” – insorta per l’indipendenza – venne bombardata dalla flotta italiana. (…).

Ciascuno la pensi pure come gli pare, ma che dopo 156 anni si possa ancora credere che Mille avventurieri – idealisti o mercenari, terroristi o illusi- vennero a liberarci, sbaragliando l’Esercito e la Marina del grande Stato delle Due Sicilie, come fosse un videogioco della Nintendo, deve far dubitare sulla salute mentale di milioni di persone, che, d’altronde, ammuccano tuttora sciami di lapuni, tifando per ribelli colorati e terroristi “garibaldeschi” addestrati dai Servizi occidentali & arabo-alleati che insorgono contro gli Stati canaglia di turno, salvo ritrovarseli sotto casa in libera uscita terrorizzante ad uso e consumo delle logiche razziste e securitarie senza le quali l’imperialismo n/euro-americano e arabo taqfirita-che li manovra- dovrebbe dar conto di troppe cose, variamente colorate.

Il mese scorso, a Rai Storia, Bernardini e un docente di storia sindacale (addirittura!) ci aveva spiegato che i Fasci dei Lavoratori siciliani furono un piccolo e insignificante episodio di arretratezza contadina e zolfifera, ché il movimento sindacale nasce tricolorato e modernamente riformista in tosco-padania. I proletari siciliani erano carusi minorenni e pure analfabeti e malatizzi. Rosa Luxemburg non la pensava così. Ma cosa volete che sia, sta Rosa femmina, che poi era pure zoppa?

L’IDEOLOGIA DOMINANTE SARA’ SEMPRE QUELLA DELLE CLASSI DOMINANTI (Marx dixit). L’Ideologia risorgimentata dell’imperialismo italiano e delle sue forze mentali egemoni: le massomafie tosco-padane.
Sbiancata e tricolorata che fu la Storia moderna, si rivernicia psichedelica anche quella antica. Non lasciano tracce, non fanno prigionieri. Lo Spettacolo coloniale, con la sua Accademia mercenaria e la sua Regione della SiciliAfrica italiana, ha finalmente ottenuto il più ambìto riconoscimento. Non che ne siano consapevoli, li conosciamo.

Al British Museum: “Sicily: Culture and Conquest”. E via con la litanìa delle 13 dominazioni (inclusa l’invasione delle selvagge tribù del Barocco!). Il Popolo Siciliano non esiste. Il Grande Gioco ha figliato finalmente la “Civiltà senza Popolo”. Il British Museum lo conferma, esponendone però “I Tesori”!. Chi dovrebbe Rispondere nella Verità?. E come?. I “discendenti degli antichi romani”?

Al British Museum: “Sicily: Culture and Conquest”. Sugli schermi globali dello Spettacolo coloniale dell’AntiSicilia vanno in scena i “Tesori della Civiltà senza Popolo”. L’ultimo stupro colonialista contro la Verità Siciliana, l’ennesima pagina nera di un GENOCIDIO CULTURALE lungo 156 anni.
Al British Museum: “Sicily: Culture and Conquest”. E via con la litanìa delle 13 dominazioni (inclusa l’invasione delle selvagge Tribù del Barocco?).
Al British Museum, il sigillo definitivo: il Popolo Siciliano non esiste, nè è mai esistito.

Al British Museum, questo ordinato ed efficiente deposito di furti coloniali che inscena, nella sua britannica visione, nell’assenza più annichilente di una qualunque soggettività del Popolo Siciliano, la storia falsa della “Civiltà senza Popolo”, esibendo uno scrigno di Tesori sullo sfondo colorato di un incompreso rosario di monumenti e rovine svuotati di vita e consegnati al marketing londinese dall’Accademia massonica e dalla Regione mercenaria della SiciliAfrica italiana. Al British Museum: Siculi, Sikani, Sikeliani, Siqillyani, Sicilienses…SICILIANI. Mai esistiti.

La Civiltà del Terramare Siciliano ha una GeoStoria PROPRIA, lunga diecimila anni, non è un’Inghilterra qualsiasi. Piuttosto, la metanarrazione fondativa dell’Inghilterra, il ciclo di Re Artù: è stato inventato del tutto, in epoca tarda, e i Celti erano polverizzati da un bel pezzo: da chi? Dai tanti conquistatori e stupratori della cosiddetta Isola d’Inghilterra, fino ai “pirati feudali” del Bastardo, duce di Normandia, che nel 1066 la fondarono veramente: annichilendo i germanici anglo-sassoni e quant’altri, dagli esausti Britanni, che mai si romanizzarono, fino ai dispersi relitti del mondo celtico. Si salvarono solo gli Scozzesi, che, come è noto, vanno matti per l’Inghilterra, l’unica isola del pianeta a non essere circondata dal mare, ma da popoli che la odiano!

Geografia allucinata e fantasie arturiane. Ecco gli ultimi coautori del ciclo di Re Artù: Mark Twain, John Steinbeck, Marion Zimmer Bradley, Jack Whyte! Un’intera “sezione” vi è ambientata sull’Etna! Magari la creò, quattro secoli fa, il genio di un Crollalanza, un messinese meglio noto – pare – col nome d’arte di William Shakespeare, l’inventore della moderna lingua inglese. Ma sulla biblioteca e le carte del Bardo vige il “segreto di stato”: chissà perché, gli Inglesi sbiancano perfino sé stessi: hanno paura di… “Troppu trafficu ppi nenti”? L’opera fu scritta tra l’estate del 1598 e la primavera del 1599: come è noto è ambientata a Messina. Dalla civiltà senza popolo, al popolo senza civiltà?

Per non dire della mitizzata Magna Charta 1215 che, al cospetto delle coeve Costituzioni e Ordinamenti di Federico Rex Siciliae, appare per quello che è: uno scarabocchio scritto in latinorum maccheronico, che regola alla meno peggio i rapporti feudali tra baroni e re, con tutta la simpatia per il Lord Mayor capo delle gilde proto-massoniche di Londra chiamato a sindacare sulle controversie tra i signori feudali “normanni”: sintesi di successo di barbarie vichinghe e francesi, di pirateria e feudo, nell’impresa di Guglielmo il Bastardo, duca di Normandia, che nel 1066 annichilì gli anglo-sassoni germanici: la “pirateria feudale” , la vera matrice dell’ideologia britannica e del suo liberal-protezionismo imperialista.

Tutt’altra cosa furono i “duecento cavalieri normanni” che – dopo aver regolato conti per conto terzi e per conto proprio nell’Italia meridionale, contro Longobardi e Papato – nello stesso periodo dell’impresa inglese del Bastardo, chiamati in soccorso, “giunsero a piedi” nella ricca e popolosa Siqillya islamica tormentata da una endemica fitna, guerra civile tra i kaid locali, dopo 250 anni, 10 Generazioni, di sviluppo impetuoso. I nostri “duecento cavalieri”: un piccolo e fortunato innesto provvidenziale nel demos isolano, che li vide metabolizzati, del tutto sicilianizzati, in pochi anni.

Nei 250 anni la Siqillya islamica sintetizza un nuovo grande popolo sulla base di un composito multietnico: berbero, arabo, yemenita, persiano, ebraico-sefardita, sudanese, che rigenera il demos esausto tardo sikeliano -mai “romanizzato”!- che gemeva le pene schiavili e servili nel latifondo romano-bizantino, infine tributario delle Chiese di Milano e Ravenna!

Ruggero, Rex Siciliae, chiamava tutti Sicilienses (tranne le piccole e meravigliose comunità siciliane neogreche di rito cristiano-orientale, che prosperarono al tempo glorioso dell’Emirato, non meno delle influenti comunità siqillyane di cultura ebraico-sefardita). Tutti pagavano la piccola tassa per il metodico Buon Governo e le opere pubbliche, in particolare idrauliche: chi la zakat, se musulmano; chi la jizya se appartenente al vasto mondo della al-dhimma, “gente protetta”.

Multietnico e multireligioso, il Popolo Siciliano nasce come Comunità di Destino nello spazio determinato dall’insularità del suo Terramare mediterraneo. Altro che “discendiamo dagli antichi Romani”, che poi erano anch’essi multireligiosi e multietnici!.
Sradicare un Popolo dalla sua Storia è la condizione primaria per poterlo colonizzare, saccheggiare, annichilire. E’ quanto accade in questa “Sicily conquest”, la “Civiltà senza Popolo”. Un GENOCIDIO CULTURALE che, per il suo carattere di sofisticata e totalitaria pervasività, non ha paragoni nella storia contemporanea.

Andiamo avanti. Alla direzione del Regnum si ritrovano le migliori capacità tecnico-civili e culturali dei Siqillyani, quanto le migliori maestranze riprendono il lavoro nei cantieri navali varando quelle flotte decisive ad afferrare con forza il sea power senza il quale la Sovranità siciliana è perduta. Furono scomunicati dal Papato. Tutti.

Le forze mentali e le strutture amministrative dell’Emirato trasmigrano nel Regnum del nostro amato Grande Ruggero che governava “al mutaz billah”, nel nome di Allah, uno stato islamico come Re cristiano e scomunicato: era il padre di Costanza e il nonno di Federico Ruggero Rex Siciliae et Stupor Mundi: l’Aquila che non ereditò nessun Impero fece della sua Sicilia uno Stato-Fortezza, a economia sociale pianificata e protetta da una potente flotta militare. Ma neanche l’Aquila è siciliana, nella visione colonialista dell’unica Civiltà senza Popolo!. Se nei cervelli hanno la nebbia tricolorata, nei loro cuori s’avanzano solo deserti di malafede.

Il Vespro fu Rivoluzione siciliana, Guerra euro-mediterranea, Frattura di faglia nei Terramare vasti della Storia mondiale di “lunga durata”. Il Vespro del 1282, per la storiografia più raffinata, rappresenta una vittoria sociale dei Siqillyani, il demos che accumula le proprie energie vitali nell’Emirato islamico che si sviluppa dall’827 al 1091, per 264 anni. Non fu conquista, ma innesto: paziente, come la costruzione dei kanat che democratizzano l’acqua, della rete di fattorie-giardino che democratizzano la terra… fin dove riuscirono ad arrivare. Tagliando “teste inutili” e piantando Alberi.

Giunsero dalla Tunisia, guidati da un anziano e famoso giurista, figlio di immigrati persiani del Khorasan, Asad ibn al-Furāt: il Leone dell’Eufrate, che morì a Siracusa nell’anno 828. Da Qayrawān (Tunisia) avevano risposto alla richiesta di aiuto contro Bisanzio, formulata dal turmarca cristiano della flotta bizantina in Sicilia; risolvendo anche le tensioni interne tra la minoranza araba e la maggioranza berbera nel Banû El Aghlab dell’Ifrīqiya.

I Siqillyani, dai quali discende la maggioranza dei Siciliani di oggi, non vennero assimilati dall’irruzione di poche centinaia di cavalieri normanni -che “giunsero a piedi” (H.Bresc) – quando la crisi politica dell’Emirato siciliano era già in atto per fattori interni di cui la fitna, la guerra civile strisciante, fu solo un sintomo.

Nè furono vinti culturalmente, piuttosto il contrario, malgrado il conflitto di profondità che segna la storia siciliana di quei secoli nell’avanzante ristrutturazione fondiaria in forma di latifondo di tipo feudale – specie nella Sicilia occidentale – che distrusse poi di fatto un “paesaggio da sogno” ch’era stato costruito sull’idea-forza islamica di Giardino-Paradiso: “ci riferiamo soprattutto alla mutazione di cui l’albero fu la prima vittima” (H.Bresc).
E’ una storia irriducibile a semplificazioni. E’ la storia vera di una NAZIONE VERA. Che deve essere ancora scritta.

Foto tratta da culturewhisper.com



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