Antonio Canepa 2/ Dalla curva di Murazzu ruttu alla porta del Paradiso

Antonio Canepa 2/ Dalla curva di Murazzu ruttu alla porta del Paradiso
17 giugno 2018

Per non dimenticare 2. Nostalgia e malinconia. Ma anche la voglia e la forza per riannodare i fili di una storia che i Siciliani non hanno dimenticato. Lo sappiamo: oggi nella nostra sempre più martoriata Isola è ancora il tempo dei mafiosi (magari con i colletti bianchi) e degli ascari. Ma la memoria, se ci sarà la volontà, preparerà il riscatto

di Claus Cahib

Le note di Knockin on Heavens door (Bussando alla porta del Paradiso), una delle più misteriose  ed evocative ballate di Bob Dylan, si alzano dalle rovine di Muro sfondato, a Fort Sumner, nel deserto del Nuovo Messico, e portano con sé la cinepresa di Sam Peckimpah che ha appena finito di girare l’ultima scena del film.

Pat Garrett ha appena ucciso nel sonno Billy the Kid e ha scaricato il tamburo della sua colt contro lo specchio di un vecchio armadio che gli riflette la sua immagine di caino.

Dove vai, vecchio Sam? Più avanti nel tempo o più indietro? In quale anno? Il 1881 o il 1944? E poi, dove puoi ritrovare una saga che ti assomigli?

Da Muro sfondato a Murazzu ruttu, lì, in Sicilia, la stessa storia, la stessa luce sudicia e sublime, le stesse case calcinate, la stessa illusione, lo stesso inganno.

Anche lì c’è il Kid, a continuare una guerra ingenua quando ormai i giochi sono fatti. Chisum, l’eterno Chisum, ha chiuso ancora una volta i suoi accordi con la legge; di te e  della tua pistola  non c’è più bisogno. Henry McCarty, o William  Bonney, o Mario Turri, o Antonio Canepa, o come diavolo si chiama, deve morire.

Quelli come Garrett, i furbi, alla fine la spuntano sempre. Per te invece c’è la camionetta dei carabinieri, pronta, alla curva di Murazzu ruttu. Almeno se la cavassero i tuoi ragazzi!

Ma lo sai, quel mezzosangue di regista, forse proprio per questo motivo, non ama le mezze misure: il sangue deve scorrere, copioso, deve riempire lo schermo e lasciare intatti i libri di storia.

La signora Baker-Jurado, la grande Katy di “Mezzogiorno di fuoco”, distilla dai suoi occhi meticci tutto il dolore e la malinconia latina di tante madri e di tante mogli che salutano i loro uomini che nel tramonto si avviano per bussare alla porta del Paradiso.
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