Fine dei sottoconti regionali: la Sicilia ha eliminato a tutti gli effetti l’Autonomia finanziaria

Fine dei sottoconti regionali: la Sicilia ha eliminato a tutti gli effetti l’Autonomia finanziaria
24 maggio 2018

Dall’1 maggio tutti i pagamenti della Sicilia passano da Roma. Anche i fondi regionali destinati ai Comuni – per fare un esempio – dovranno andare a Roma per poi tornare in Sicilia. Gli effetti per la nostra già disastrata Isola potrebbero essere devastanti: perché ai ritardi della Regione si sommeranno i ritardi dello Stato 

La Tesoreria regionale non c’è più da anni. Ma erano rimasti in piedi i sottoconti: da qui transitavano i fondi che la Regione – per citare due esempi – erogava ai Comuni e alle Province. Ma dall’1 maggio si è chiuso anche il tempo dei sottoconti regionali. Se a questo aggiungiamo il secondo ‘Patto scellerato’ tra Stato e Regione siciliana del giugno 2016 (che, lo ricordiamo, non è stato voluto solo dall’ex Presidente Rosario Crocetta, ma dalla maggioranza di centrosinistra della passata Assemblea regionale siciliana e dai parlamentari nazionali di centrosinistra eletti in Sicilia nella passata legislatura) possiamo affermare che la Regione siciliana, sotto il profilo finanziario, non è più autonoma.

Per essere chiari, quel poco di autonomia finanziaria che la Sicilia aveva conservato dopo l’incredibile vicenda della Tesoreria regionale abolita è scomparsa. Ci ha pensato, nel silenzio generale, il Decreto nazionale n. 118 del 2011 che un Parlamento siciliano un po’ meno distratto, nella passata legislatura, avrebbe fatto bene a considerare in una diversa luce.

Ma in una Regione che, negli ultimi due anni della passata legislatura, si è fatta buggerare subendo persino la riscrittura truffaldina dell’articolo 36 dello Statuto di cosa lamentarsi? Noi le cose le scriviamo, ma se nessuno interviene sollevando uno scontro politico con Roma (e non soltanto con ricorsi di maniera presso una Corte Costituzionale che, dal 1957, ininterrottamente, ha smontato, ‘pezzo per pezzo’, le parti più importanti dell’Autonomia siciliana) c’è poco da fare.

Per carità: non che i sottoconti regionali fossero chissà che cosa: ma era pur sempre un lumicino che, un giorno, avrebbe potuto essere alimentato. Il Decreto 118, invece, è arrivato come la mannaia finale – ribadiamo – nel silenzio generale.

Niente più sottoconti intestati al territorio. Tutto passa a Roma, come nelle Regioni a Statuto ordinario.

Facciamo un esempio. Tutti sappiamo che lo Stato ha ridotto drasticamente i fondi ai Comuni. Basta vedere quello che è successo con gli interventi nel sociale. Lo Stato, fino a qualche anno fa, interveniva con la legge nazionale n. 328 del 2000.

Ebbene, questi fondi sono stati drasticamente ridotti ed è la Regione siciliana che, in buona parte, deve sostituirsi allo Stato (COME ABBIAMO RACCONTATO IN QUESTA INTERVISTA AL VICE PRESIDENTE NAZIONALE DELL’ANCI SICILIA, PAOLO AMENTA).

Ora arriva un’altra umiliazione, l’ennesima. Prendiamo ad esempio il Fondo regionale per le Autonomie. Sono i soldi che la Regione siciliana stanzia per i Comuni e, in minima parte, per quello che resta delle nove Province dell’Isola.

Ebbene, attraverso i sottoconti regionali la Regione erogava direttamente ai Comuni questi fondi. Con l’eliminazione dei sottoconti regionali assisteremo a un balletto che definire incredibile è poco: la Regione siciliana dovrà ‘girare’ a Roma i soldi del Fondo regionale per le Autonomie. E lo Stato, in seconda battuta, erogherà ai Comuni i fondi stanziati dalla Regione agli stessi Comuni siciliani!

Possiamo dire che, con il Decreto 118, lo Stato ha messo l’anello al naso alla Regione siciliana? Se guardiamo a quello che succede con l’AGEA, beh, sembrerebbe proprio di sì.

L’AGEA, per la cronaca, è l’Agenzia dello Stato che effettua i pagamenti in agricoltura. Agenzia nazionale: perché l’Agenzia regionale che – messa in funzione – avrebbe ridotto i tempi dei pagamenti agli agricoltori siciliani, nella passata legislatura, dopo una campagna mediatica, è stata abolita per volontà del passato Governo regionale e della maggioranza di centrosinistra della passata legislatura.

Risultato: i pagamenti agli agricoltori siciliani ‘viaggiano’ tutti con ritardi di un anno, di due anni e, in alcuni casi, persino di tre anni!

Cosa vogliamo dire? Semplice: che con la chiusura dei sottoconti regionali i soggetti che aspettano i fondi regionali (che ormai dovranno passare dallo Stato) potrebbero essere messi in fila, subendo notevoli ritardi.

Perché quando c’è da effettuare pagamenti lo Stato italiano – taglieggiato dalle politiche dell’austerità di Bruxelles – prende tempo rinviando i pagamenti. E la Sicilia – l’AGEA lo dimostra – viene posta all’ultimo posto. E sarà così non soltanto per l’agricoltura, ma per tutti i soggetti della Sicilia che dipendono dal spesa pubblica.

Con il decreto 118 lo Stato ha centralizzato la spesa pubblica, rimangiandosi, in un solo colpo, tutto quello che è stato fatto in Italia dalla fine degli anni ’70 ad oggi in materia di decentramento: perché senza finanza decentrata il decentramento rimane teorico.

Per non parlare dei disagi che ciò comporterà in questo primo anno. Già i Comuni, con una Regione ridotta finanziariamente all’osso, subivano ritardi. Quest’anno, con la chiusura dei sottoconti regionali e con il passaggio direttamente a Roma si sta perdendo un sacco di tempo.

E i Comuni siciliani, che già erano in grande difficoltà, adesso vedono addirittura allungare i tempi per l’erogazione delle proprie spettanze. In questa Sicilia tutto va all’incontrario.

Chiudiamo con un’ulteriore precisazione che dedichiamo alle anime belle della Sicilia che votano ancora PD. E’ un tema che abbiamo più volte illustrato, ma che torniamo a illustrare per chiarire la portata dei danni che questa forza politica ha arrecato alla Regione siciliana.

Ci hanno detto che con l’accordo raggiunto dal passato Governo regionale sull’IRPEF con lo Stato la Regione siciliana ci guadagna. Bene, vediamo cosa ha combinato l’ex assessore-commissario di Renzi in Sicilia, Alessandro Baccei.

Superfluo aggiungere che, a norma di Statuto, tutto il gettito IRPEF dei siciliani spetta alla Regione siciliana. In teoria è così, nei fatti, da sempre, lo Stato ci scippa una quota dell’IRPEF.

Cos’hanno combinato Baccei e il PD? Hanno detto a Roma: devi ridurre la quota di IRPEF della Sicilia che ti tieni da sempre. Lo Stato ha risposto: ok.

Sulla carta sembra un buon accordo. Ma cosa hanno combinato lo Stato, Baccei e il PD? Hanno ‘cristallizzato’ nel tempo i fondi che la Regione dà allo Stato per il risanamento dei conti pubblici (cioè per pagare agli strozzini dell’Unione Europea i circa 94 miliardi di interessi sul debito pubblico italiano all’anno).

Ovvero: con una mano lo Stato riconosce alla Regione un miliardo e 400 milioni di euro di IRPEF. Però si tiene un miliardo e 300 milioni di euro all’anno per ‘risanare’ i proprio conti, cioè per pagare gli interessi sul debito pubblico!

Se fate una semplice sottrazione, lo Stato, per l’IRPEF, di fatto, riconosce alla Sicilia, sì e no, 100 milioni di euro! In pratica, nulla.

Hai voglia a dire che la Regione siciliana non può pagare un miliardo e 300 milioni di euro all’anno per il ‘risanamento’ dei conti pubblici italiani (di fatto, paghiamo, come Regione siciliana, circa 100 milioni i meno della Lombardia, che ha il doppio degli abitanti e un reddito pro capite di gran lunga maggiore di quello della Sicilia!).

Ebbene, Baccei e il PD hanno ‘cristallizzato’ questo scippo: la Regione siciliana pagherà a vita un miliardo e 300 milioni di euro all’anno.

Avete capito che accordo hanno siglato con Roma i ‘compagni’ del PD siciliano sulla pelle di 5 milioni di siciliani? Tanto chi è che capisce ‘ste cose ‘tecniche’!

Poi mancano i soldi per i Comuni, per le Province, per gli ospedali pubblici – soprattutto per i Pronto Soccorso – per le strade dissestate, per la tutela dei boschi, per l’antincendio, per i senza casa, per frenare il dissesto idrogeologico, per la tutela dei beni culturali, per le scuole e le università eccetera eccetera.

Votate PD, votate PD…

Foto tratta da blogsicilia 

Da leggere:

La Sicilia fallita: l’elenco dei 25 Comuni siciliani in dissesto e dei 34 Comuni in pre-dissesto

 



Commenti