‘Caso’ Ino Genchi: la prescrizione viene in soccorso di quattro dirigenti regionali

11 maggio 2018

Ino Genchi, chimico, dirigente regionale dell’assessorato al Territorio e Ambiente, è stato perseguitato dalla mala politica siciliana per aver ostacolato alcuni grandi affari (leggere i quattro termovalorizzatori che la Sicilia avrebbe dovuto realizzare negli anni passati). Si è rivolto alla Giustizia. In sede penale è intervenuta la prescrizione. Ma in sede civile ha vinto. Interverrà la Corte dei Conti?

Il ‘caso’ di Ino Genchi, chimico, dirigente regionale dell’assessorato al Territorio e Ambiente, perseguitato per aver sempre esercitato il proprio ruolo nell’interesse della collettività. Sua la battaglia, nei primi anni del 2000, per far emergere la verità sui quattro termovalorizzatori di rifiuti che avrebbero dovuto vedere la luce in Sicilia.

Azioni che la politica siciliana gli ha fatto pagare a caro prezzo utilizzando la burocrazia.

Scrive l’ANSA a proposito della vicenda giudiziaria che Genchi ha intentato contro chi lo ha penalizzato:

“Una assoluzione e quattro prescrizioni: è l’esito del processo contro cinque dirigenti regionali accusati di abuso d’ufficio. Da componenti di una commissione regionale di valutazione con il loro giudizio negativo avrebbero compromesso la carriera dell’ex dirigente del Dipartimento Ambiente Gioacchino Genchi. Genchi si era costituito parte civile. Imputati Sergio Gelardi, ex funzionario dei Beni culturali, unico assolto, difeso dagli avvocati Roberto Mangano e Nino Caleca; Giovanni Arnone, ex funzionario dell’Azienda foreste (in realtà dirigente generale ndr), Vincenzo Sansone, dirigente del dipartimento Territorio, Pietro Tolomeo, ex dirigente generale e il dirigente del servizio personale del Territorio-Funzione pubblica, Antonio Maniscalco“.

“Nell’aprile del 2008 – leggiamo sempre nel lancio dell’ANSA – la commissione incaricata di valutare il funzionario gli diede un punteggio di molto inferiore a quello richiesto per incassare l’indennità di risultato. Genchi ha sempre sostenuto di aver pagato con un giudizio negativo le posizioni prese su argomenti ‘caldi’ come i termovalorizzatori e che comunque la commissione non l’aveva mai convocato per un contraddittorio. Nel 2010, inoltre, una nuova commissione di valutazione gli diede ragione”.

Non si fa attendere la replica di Genchi:

“in merito alla sentenza emessa ieri, a 10 anni dai fatti, di non luogo a procedere per intervenuta prescrizione nei confronti dei dirigenti responsabili del mio demansionamento – Tolomeo Pietro, Arnone Giovanni, Sansone Vincenzo e Maniscalco Antonio – faccio presente che, in sede civile, i Giudici sono stati molto più celeri, condannando l’assessorato, in primo e secondo grado, a risarcire l’indennità di risultato che mi era stata negata con la valutazione ed il punteggio riconosciuti fasulli di 58,01 e le spese legali. Poiché l’assessorato ha tardato nei risarcimenti è stato ulteriormente condannato e pignorato, il tutto per l’ammontare complessivo di quasi 18.000 euro. Sarebbe opportuno che, chi di competenza, volesse accertare se tali somme siano state segnalate alla Procura della Corte dei Conti per chiedere ai responsabili del procurato danno di risarcirle, come dovuto, di tasca propria alle ‘casse’ regionali”.

P.s.

Una domanda ai vertici della burocrazia regionale: in quanti altri casi non è stata riconosciuta l’indennità di risultato?

 

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