Perché la nuova spaccatura del PD, alla fine, potrebbe favorire Liberi e Uguali

Perché la nuova spaccatura del PD, alla fine, potrebbe favorire Liberi e Uguali
2 febbraio 2018

“E’ fattuale”, direbbe Crozza. Renzi, dopo essersi preso il partito, gli ha pure tolto le poltrone parlamentari. Anche se i dissidenti del PD – o i ‘Partigiani del PD’ come si definiscono – dicono di non volere uscire dal partito, potrebbero votare e far votare Liberi e Uguali per mettere in difficoltà Renzi e cercare di riprendersi il PD 

Ma quante sinistre ci sono in Sicilia? Fino a poche ore fa se ne contavano tre e mezzo: il PD di Renzi che, con poca convinzione, continua a professarsi di sinistra; Liberi e Uguali di Massimo D’Alema, Pier Luigi Bersani e Piero Grasso; Potere Al Popolo (che, detto per inciso, è forse l’unica sinistra nella quale troviamo tante esperienze, da Rifondazione comunista regionale ai centri sociali); e poi c’è la formazione di Antonio Ingroia, metà e sinistra e l’altra metà non si capisce: un po’ socialista, un po’ civica.

Si pensava che sarebbe finita lì. Invece ne è spuntata un’altra sigla che, per ora, si presenta come un’area del Partito Democratico dell’Isola in dissenso con Renzi. Si chiamano Partigiani del PD e sono già tanti. Il loro biglietto da visita lo presenta Antonio Rubino, dirigente regionale del partito molto vicino all’ex assessore regionale, Antonello Cracolici.

Scrive in un comunicato Antonio Rubino:

“‘Sono 105 i comitati dei Partigiani del PD nati, nella sola giornata di oggi, in tutto il territorio della Sicilia con contatti anche nel resto del Paese. Un vero e proprio ‘tsunami democratico’ che conferma la serietà della nostra battaglia politica. In queste ore – aggiunge – stiamo assistendo a tentativi di ‘mettere il cappello’ su di noi: non provateci nemmeno! A tutte le personalità del PD chiediamo di non strumentalizzare la nostra battaglia e di non offrire storture del nostro pensiero. Il nostro orizzonte presente e futuro è e resta il Partito Democratico. Non cambiano partito, ma cambiamo il partito”.

“Così come a tutti quelli che in queste ore ci dicono ‘ma chi ve lo fa fare’ – conclude Rubino – noi diciamo: Per noi, per questa generazione, ne vale la pena”.

In effetti, 105 comitati non sono pochi. Tra coloro i quali hanno già aderito all’iniziativa ci sono Carmelo Greco, Antonio Ferrante e Salvatore Graziano. A cui si è aggiunta la parlamentare nazionale uscente del PD, Magda Culotta, che è anche sindaco di Pollina.

Tutti dicono che voteranno PD, ma che non si impegneranno in questa campagna elettorale. La cosa è un po’ strana, perché chi è impegnato in politica non è mai non impegnato al momento delle elezioni politiche nazionali. Insomma, la storia del disimpegno non è molto credibile.

In questi casi, si sa, è inevitabile fare due più due… Ovvero: Renzi, nel fare le liste per le elezioni politiche si è trovato a un bivio: siccome la sconfitta è sicura, avrebbe potuto dare spazio a tutte le ‘anime’ del PD: cosa, questa, che gli avrebbe consentito di limitare la sconfitta, perché avrebbe presentato gli elettori un partito unito.

Ma dopo le elezioni, alla luce di una sconfitta inevitabile, si sarebbe trovato attaccato con la metà dei parlamentari eletti contro di lui. A questo punto ha preferito prendersi il 95% dei parlamentari del PD che verranno eletti con i quali gli verrà più semplice resistere dopo le elezioni, quando gli oppositori interni proveranno a mandarlo a casa.

Questa scelta, però, ha spaccato il partito e l’ha indebolito ancora di più. Tutti gli esclusi, a questo punto, non dovrebbero avere interesse a votare PD, perché più pesante sarà la sconfitta del partito, più possibilità avranno di mandare a casa Renzi e di riprendersi il PD.

E allora? E allora considerata la presenza, in queste elezioni, di Liberi e Uguali – che alla fine è una sorta di “PD 2: la vendetta!” – è molto probabile che i ‘disimpegnati’ del Partito Democratico, sottobanco o anche a viso aperto, votino e facciano votare per il partito di D’Alema, Bersani e Grasso.

Quello che vogliamo dire è che la nuova spaccatura che si è creata nel PD, alla fine, potrebbe avvantaggiare Liberi e Uguali: non solo in Sicilia, ma in tutta l’Italia, perché la ‘renzizzazione’ a tappe forzate del PD sta andando in scena dalle Alpi alla Sicilia.

Questo – sempre con riferimento ai Partigiani del PD – non sarebbe in contraddizione, perché anche il programma di D’Alema, Bersani e Grasso è quello di ‘sbarellare’ Renzi e riprendersi il partito. Ci riusciranno? La partita è aperta.

Ovviamente – non tanto tra i dirigenti del PD in dissenso verso Renzi, ma tra gli elettori magari un po’ infastiditi da questa baraonda – ci potrebbero essere anche coloro i quali che, alla fine, voteranno per Potere Al Popolo (e anche qualche candidato della Lista Ingroia).

 


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