Saverio De Bonis candidato al Senato in Basilicata con i grillini: “Puntiamo sull’agricoltura”

Saverio De Bonis candidato al Senato in Basilicata con i grillini: “Puntiamo sull’agricoltura”
1 febbraio 2018

Intervista a uno dei protagonisti di GranoSalus, Saverio De Bonis, che si presenta alle elezioni politiche del 4 marzo prossimo in Basilicata. Candidato nel collegio uninominale del Senato, nella lista del Movimento 5 Stelle, contro Gianni Pittella (PD), esponente di una potente dinastia politica lucana. Le ragioni di una candidatura all’insegna del rilancio dell’agricoltura

Saverio De Bonis, il battagliero presidente di GranoSalus, è candidato in Basilicata al Senato, nell’uninominale, nelle file del Movimento 5 Stelle. Se la vedrà con uno degli uomini più potenti di questa Regione, Gianni Pittella, PD, attualmente eurodeputato. Impegnato, da sempre, in difesa dell’agricoltura, De Bonis e GranoSalus – insieme con I Nuovi Vespri – stanno combattendo una battaglia, culturale prima che politica, in difesa del grano duro del Sud Italia.

Allora, De Bonis, come nasce la sua candidatura?

“Nasce dal fatto che il Movimento 5 Stelle è l’unica forza politica italiana che ha seguito la nostra battaglia, sposando la nostra causa nell’interesse degli agricoltori, e, soprattutto, dei consumatori. Perché nutrirsi con i derivati di un grano duro esente da contaminanti interessa milioni di persone. E interessa i produttori di grano duro del Mezzogiorno d’Italia, oggi penalizzati. Su questi obiettivi i grillini ci sono sempre stati vicini. La legge sulla CUN la dobbiamo a loro”.

Una legge che, però, il Governo nazionale si è guardato bene dall’applicare…

“Infatti. La Commissione Unica Nazionale (CUN) per il controllo dei prezzi del grano è lo strumento che metterebbe fine alle speculazioni al ribasso che penalizzano i produttori di grano duro del Sud. Al suo interno l’applicazione della griglia di qualità tossicologica valorizzerebbe la qualità dei grani pregiati del Mezzogiorno. La legge c’è, ma stanno perdendo tempo ad applicarla”.

Diciamo che è finita la legislatura e la legge sulla CUN è rimasta sulla carta.

“Purtroppo è così. Ed è per questo che bisogna voltare pagina. La vecchia politica italiana ha fallito. Se guardiamo alla nostra Regione, se osserviamo il Sud, ci rendiamo conto che lo scenario si aggrava di giorno in giorno. La CUN – per tornare alla nostra agricoltura – avrebbe di certo aiutato i produttori di grano duro della Basilicata, della Puglia, della Sicilia e, in generale, di tutto il Meridione. Oggi, al Sud, serve il rilancio dell’agricoltura. Il segnale che i grillini hanno voluto dare con la mia candidatura è proprio questo”.

GranoSalus e I Nuovi Vespri hanno posto con forza la questione delle navi cariche di grano contaminato che arrivano nei porti italiani e dei controlli sui prodotti finiti. Adesso questa battaglia diventa politica?

“La nostra è sempre stata una battaglia culturale, sociale ed economica. I grillini, come ho già ricordato, hanno sostenuto le nostre battaglie. Naturale che si prosegua insieme in una battaglia di verità. E’ paradossale che in un Paese civile un’associazione di privati cittadini debba sostituirsi ai controlli pubblici”.

I controlli di GranoSalus proseguiranno?

“Certamente. Noi ci siamo impegnati per la tutela della salute dei consumatori, contro il grano contaminato. E per rilanciare il grano duro del Sud Italia, che sotto il profilo della qualità è uno dei migliori del mondo, abbiamo già avviato una serie di controlli su pasta e semole. E siamo stati chiamati in Tribunale da chi si è sentito toccato nei propri interessi. Ma la Giustizia ci ha dato ragione. La stessa cosa faremo con le navi e con il glifosato per valutare la possibilità di impugnare la nuova autorizzazione comunitaria”.

Controllare le navi che arrivano è un po’ più difficile, perché se hanno già toccato un porto dell’Unione Europea sono a norma, a prescindere da quello che trasportano…

“L’inghippo è tutto lì. Ma noi siamo pronti a sostenere questa difficile battaglia. Per questo chiediamo ai cittadini-consumatori di sostenerci. Perché è nel loro interesse che noi lavoriamo. Se in Italia la presenza di glifosato nel grano è vietata, nei porti italiani non possono arrivare navi cariche di grano duro che lo contengono. Si tratta solo di fare rispettare la legge”.

E’ in corso una battaglia sull’etichettatura della pasta voluta dal Governo nazionale. Voi cosa ne pensate?

“Tutto ciò che informa i consumatori è, di per sé, un fatto positivo. Ma ci sono due problemi da risolvere preventivamente”.

Ovvero?

“Se in Italia continua ad arrivare grano duro che contiene glifosato, e se questo grano finisce alle industrie della pasta, va da sé che avremo una pasta con la presenza di glifosato. Ecco: oltre alla provenienza del grano duro, nelle etichette andrebbe indicata l’eventuale presenza di contaminanti. Non è importante che tali contaminanti siano presenti entro i limiti previsti dalla legislazione comunitaria: l’importante è che i consumatori sappiano cosa arriva sulle proprie tavole”.

A quanto pare, dopo le elezioni politiche del 4 marzo, l’Unione Europea potrebbe intimare all’Italia di non applicare questa legge sulle etichette, non prevista dai regolamenti comunitari.

“Questo è un altro problema che noi avevamo segnalato. A noi è sempre sembrato un po’ strano che l’Unione Europea, che ha firmato il CETA – accordo di commercio internazionale con il Canada che comporta, tra le altre cose, l’arrivo, in Europa, di grano duro canadese che contiene glifosato e Micotossine DON – accetti l’idea democratica dell’informazione sulla provenienza del grano duro nelle confezioni di pasta”.

Tutti dicono che l’Unione Europea deve diventare più ‘trasparente’ nel settore agroalimentare. Le etichette nelle confezioni della pasta potrebbero essere un primo passo. 

“A noi non potrebbe che fare piacere. A patto che nelle etichette vada specificata la provenienza del grano duro, non certo la semplice dizione grano UE e grano non UE”.

Ok, ma se si dovesse scrivere nell’etichetta che tale pasta è prodotta con il grano duro canadese nessuno l’acquisterebbe più…

“Questo non può essere un problema dei consumatori, ma di chi produce la pasta con il grano duro canadese. E sarebbe anche un problema del Canada, che rifila all’Europa un grano duro contaminato. Ma noi non ci fermiamo qui: come ho già accennato, nelle confezioni di pasta, se questa legge non verrà bloccata da Bruxelles, chiederemo che vada indicata non soltanto la provenienza del grano, ma anche l’eventuale presenza di sostanze contaminanti: anche se tali contaminanti dovessero essere presenti nei limiti previsti dalla legislazione comunitaria”.

Legislazione un po’ strana, a dir la verità.

“Più che strana è commisurata ai consumi di pasta di Paesi europei che non superano i 5 kg di pasta in un anno. Noi in Italia siamo intorno ai 25 kg di pasta consumata ogni anno da ogni cittadino. Nel Sud tale percentuale si innalza ulteriormente. Detto con parole semplici, da noi la pasta diventa un problema, perché fanno ingerire ai consumatori italiani contaminanti cinque-sei volte superiori ai limiti di legge!”.

Facciamo un’ipotesi: lei è eletto nell’unico collegio del Senato della Basilicata. Che cosa pensa di fare con le navi cariche di grano che arrivano in Italia da chissà dove?

“Chiederò i controlli sul grano in arrivo nei porti italiani. Fino ad oggi questa battaglia l’abbiamo condotta fuori dalle istituzioni. Ora è necessario entrare dentro le istituzioni e porre in modo forte la questione della salute dei consumatori”.

Il suo avversario è molto forte. I Pittella, in Basilicata, sono una dinastia: il padre Domenico Senatore della Repubblica, il fratello presidente della Regione, lui, Gianni, il suo avversario nel collegio, eurodeputato. La strada le si presenta in salita.

“Ne siamo convinti. Affrontiamo la campagna elettorale coscienti delle difficoltà, ma anche con la forza della verità. Cos’è, oggi, la Basilicata? L’agricoltura dovrebbe essere il fiore all’occhiello della nostra Regione, da coniugare con la cultura e il turismo. Invece assistiamo al collasso delle aziende agricole. L’ortofrutta del Metapontino è in crisi. Non si salvano le nostre fragole, le albicocche, tutta l’orticoltura. Il potere degli intermediari è fuori controllo. E’ in crisi la zootecnia da carne e da latte. Non parliamo, poi, del grano duro. Pittella crede ancora nei miracoli, non nasconde la sua stima per Antonio Tajani, esponente di Forza Italia, in vista di future alleanze e in tutti questi anni a Bruxelles sembra essersi preoccupato di far vivere il tema Europa dimenticando però il Mezzogiorno. Forse avrebbe fatto meglio a chiedere a Renzi una candidatura in qualche collegio sicuro della Toscana o dell’ Emilia-Romagna, come la Boschi o il suo collega De Castro, il professore di economia agraria del PD, costretto a scappare dalla Puglia – grazie ai movimenti agricoli – già dalle scorse elezioni europee. Insomma, l’agricoltura deve tornare ad essere settore primario: grazie a Pittella e De Castro è diventata un accessorio della grande industria e del commercio”.

E il petrolio come va?

“Male, come deve andare! In Val d’Agri l’inquinamento dell’ambiente tocca livelli impensabili. Le malattie sono in aumento. Ci si scontra sui monitoraggi ambientali. E i problemi, inevitabilmente, si estendono anche nel settore agricolo. L’attività industriale, in Basilicata, va ripensata. Legandola all’agricoltura. E’ un’illusione pensare che ci si debba fermare al petrolio e allo stabilimento Fiat di Melfi”.

Chiudiamo con la vicenda di Gianni Lannes. A un certo punto si è parlato di estendere i controlli anche sull’eventuale presenza di sostanze radioattive, causa l’arrivo in Europa di grano dall’Ucraina. Che è successo poi?

“Non abbiamo mai creduto alle sue favole sulla radioattività e dopo avergli dato un incarico, lo abbiamo diffidato a fornirci le prove della sua indagine, cosa che non ha fatto. Solo dopo la diffida e, rilevato il suo grave inadempimento, abbiamo risolto il contratto. Noi non avevamo intenzione di firmare un contratto per farci vendere fumo. Del resto, le analisi che abbiamo effettuato successivamente sulle semole hanno dato esito negativo riguardo ai radionuclidi”.


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