Giunta Musumeci: sfuma l’assessore a ‘mezzadria’ tra Gianfranco Miccichè e il PD

27 novembre 2017

Il nome dell’assessore che avrebbe dovuto garantire a Gianfranco Miccichè i voti dei parlamentari del PD per farsi eleggere presidente dell’Assemblea regionale siciliana sarebbe stato quello di Paolo Inglese, docente presso la facoltà di Agraria di Palermo. Ma l’operazione è sfumata per il secco no della maggioranza di centrodestra, con in testa i catanesi. I leghisti all’opposizione del Governo Musumeci?

Addio – almeno per ora – all’inciucio tra il ‘capo’ di Forza Italia nell’isola, Gianfranco Miccichè, e il gruppo parlamentare del PD nella nuova Assemblea regionale siciliana. L’accordo avrebbe dovuto garantire l’elezione dello stesso Miccichè a presidente dell’Ars. Per acquisire le ‘grazie’ del Partito Democratico il coordinatore-commissario degli azzurri siciliani avrebbe dovuto far diventare assessore all’Agricoltura Paolo Inglese, docente presso la facoltà di Agraria di Palermo. Ma l’operazione è stata ‘stoppata’.

Ovviamente, dopo aver tirato in ballo il nome di Paolo Inglese, lo stesso centrodestra ha fatto sapere che è stato lo stesso docente universitario a rifiutare l’incarico. C’è da crederci?

Agli osservatori attenti non sfuggono alcuni particolari. Vediamoli.

L’assessorato all’Agricoltura, a rigor di logica, sarebbe dovuto andare al Cantiere Popolare: e cioè a Toto Cordaro. Ma c’era anche la richiesta di Forza Italia, sezione Catania. Alla fine Cordaro ha ceduto, optando per l’assessorato alle Attività produttive. Una mossa apparentemente remissiva, quella degli esponenti del Cantiere Popolare che, però, se osservata bene, ha una logica politica precisa.

Il Cantiere Popolare di Saverio Romano, secondo partito della coalizione di centrodestra, nel complesso gioco della divisione degli assessorati avrebbe potuto chiedere l’assessorato alla Salute-Sanità.

Infatti, poiché i primi a scegliere sono stati gli azzurri (partito del centrodestra che ha preso più voti) – azzurri che hanno scelto la presidenza dell’Ars per il già citato Miccichè – Romano e compagni, come già accennato, avrebbero dovuto optare per la Sanità, oggi il più importante assessorato della Regione (unica branca dell’amministrazione regionale che il Governo nazionale di centrosinistra non ha potuto ‘saccheggiare’ del tutto).

Solo che il presidente Nello Musumeci ha fatto sapere che la sanità vorrebbe gestirla con un proprio esponente fidato (Ruggero Razza). Romano, Cordaro e compagni non si sono opposti, acquisendo un credito politico dal presidente della Regione (in realtà, sono i potentati della sanità di Catania – sia con riferimento al pubblico, sia con riferimento ai privati – che hanno appoggiato Musumeci e che, adesso, pretendono il saldo del ‘pattuito’…).

Il Cantiere Popolare, visto che ha rinunciato alla sanità, avrebbe potuto scegliere l’assessorato all’Agricoltura, secondo per importanza. Ma lì c’è stata la richiesta di Forza Italia: anche in questo caso Romano, Cordaro e compagni hanno ceduto, acquisendo un credito politico anche verso i berlusconiani.

A questo punto la parola, sull’Agricoltura, è passata a Miccichè, che in questo momento è molto preoccupato perché ritiene – non sbagliando – di non avere i 36 voti che gli servono per farsi eleggere presidente dell’Ars (i parlamentari della nuova Assemblea regionale siciliana non sono più 90, ma 70: quindi la maggioranza è composta da 36 deputati).

Miccichè ha provato a cedere a ‘mezzadria’ l’assessorato all’Agricoltura al professore Paolo Inglese, molto vicino al rettore dell’università di Palermo, Fabrizio Micari, che è stato il candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione.

I maligni sussurrano che la scelta dell’assessorato all’Agricoltura non è stata causale: si tratta dell’assessorato che, negli ultimi due anni del Governo di Rosario Crocetta, è stato retto da Antonello Cracolici, vecchio amico e sodale di Miccichè, se è vero che, insieme, nel 2008, hanno ‘pilotato’ il Governo del ribaltone di Raffaele Lombardo.

Per dirla in breve, la gestione di Paolo Inglese avrebbe dovuto ‘garantire’ la continuità della gestione Cracolici: e questo, forse, potrebbe aver convinto il professore Inglese a tirarsi fuori da questo pasticcio consociativo.  

L’operazione Agricoltura-Miccichè è stata comunque sventata. Da chi? Sempre dai potentati di Catania, i quali sono già stati gabbati dai dirigenti del PD catanese di estrazione comunista (che infatti sono stati seccamente sconfitti alle recenti elezioni).

A Catania e nella Sicilia orientale una parte dell’agrumicoltura è in crisi (il riferimento è alle coltivazioni di arance rosse, colpite dal virus della Tristeza COME POTETE LEGGERE QUI). I grandi e i piccoli produttori di arance di questa parte dell’Isola non hanno ricevuto alcuna risposta dal vecchio Governo regionale e, adesso, reclamano un assessore a loro vicino che,con molta probabilità, dovrebbe essere Marco Falcone.

Resta da capire che cosa dovrà inventarsi, adesso, Miccichè per farsi eleggere presidente dell’Ars, visto che la situazione, per lui, invece di migliorare, peggiora.

E’ molto probabile, infatti, che il parlamentare leghista, Toni Rizzotto, passi all’opposizione. Non senza una ragione politica legittima.

Ricordiamo che l’accordo a tre tra Musumeci, Fratelli d’Italia (leggere Ignazio La Russa) e Alessandro Pagano per i leghisti era il seguente.

Musumeci avrebbe messo il proprio nome nel simbolo della lista per attirare voti; Fratelli d’Italia avrebbe avuto il posto nel listino per prendere in ogni caso un rappresentante all’Ars (quando è stato siglato il patto a tre La Russa e Pagano non avevano la certezza di superare il 5%) e il leghista avrebbe avuto l’assessorato.

In questo modo sia Fratelli d’Italia, sia i leghisti – con la vittoria di Musumeci che invece veniva data, se non come sicura, quanto meno come probabile – avrebbero avuto un proprio rappresentante nelle istituzioni regionali.

Il successo – per certi versi inaspettato – della lista di Fratelli d’Italia-Lega ha paradossalmente complicato lo scenario. La lista, è noto, ha preso tre deputati: due di Fratelli d’Italia e uno al leghista Rizzotto che, da lombardiano (è stato molto vicino a Raffaele Lombardo e pare che lo sia anche tutt’ora), è passato, per l’appunto con la Lega.

L’accordo prevede che l’assessorato vada al leghista: cosa che era stata concordata non soltanto con Musumeci, ma anche con Berlusconi.

Ma Ignazio la Russa si è rimangiato tutto. I leghisti, sostiene Ignazio da Paternò, hanno già un posto di deputato: e gli basta. L’assessorato se lo vuole incamerare lui con un proprio fedele. E così sarà, anche perché la Russa e Musumeci provengono dalla stessa tradizione politica.

Da qui il probabile passaggio della Lega all’opposizione.

Risultato: vai a convincere Rizzotto e i leghisti a votare per Miccichè presidente dell’Ars, con Forza Italia che si prenderà – tra ‘tecnici’ e politici – non meno di cinque assessorati…

 

 

 

 

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