Follie siciliane: soldi a palate per gli appalti ferroviari di Palermo e zero Euro per i depuratori siciliani

Follie siciliane: soldi a palate per gli appalti ferroviari di Palermo e zero Euro per i depuratori siciliani
22 aprile 2017

La Sicilia si conferma la terra della follia e dei furbi. Mentre le strade crollano, mentre i depuratori sfasciati inquinano il mare, mentre la povertà aumenta, mentre i disabili gravi continuano a restare senza assistenza, mentre gli studenti disabili rimangono senza mezzi di trasporto e senza assistenza, il Ministro De Vincenti si complimenta per il PON metro di Palermo. Insomma: in Sicilia gli appalti ferroviari hanno la precedenza su tutto il resto… E la Finanziaria regionale 2017? Oltre 500 milioni di Euro di entrate fittizie!

“Crollano le strade in Sicilia e crollano anche gli appalti pubblici. Intanto, nonostante la drammatica carenza di infrastrutture, 100 mila posti di lavoro nel settore dell’edilizia sono andati in fumo, i fondi dei Patti per la Sicilia e delle 3 città metropolitane sono per lo più ancora fermi e 11 miliardi di euro sono a rischio”.

Così si apre il comunicato che annuncia il congresso regionale della Filca CISL Sicilia. La stessa organizzazione sindacale denuncia che la riconversione green della raffineria ENI di Gela è ancora bloccata.

“A distanza di 3 anni dalla sottoscrizione dell’intesa, il percorso è ancora rallentato
dalle lungaggini burocratiche e amministrative”, dichiara Franco Parisi, riconfermato segretario generale della Femca CISL Sicilia.

Dal congresso della Femca CISL arriva anche una precisazione sui disastri nella gestione dell’acqua in Sicilia:

“Le riforme sono rimaste incompiute – ha detto Parisi – con il risultato di una grande confusione gestionale. In teoria si dovrebbe andare verso un unico gestore, in pratica, ogni provincia siciliana ha differenti enti gestori. Questo si traduce in disagi per l’utenza, in caos tariffari e nella disorganizzazione del lavoro”.

Quando si parla di Province non si fa più riferimento alle amministrazioni provinciali, che ormai non ci sono più. Certo, c’è stata la riforma voluta dal Governo regionale di Rosario Crocetta e dal Parlamento dell’Isola. La Sicilia, sulla carta, può contare sulle Città Metropolitane di Palermo, Catania e Messina e su sei Consorzi di Comuni. Ma nessuna di queste istituzioni è stata attivata per mancanza di soldi.

Così i servizi delle ex Province che dovrebbero essere svolti in parte dalla Regione e in parte dalla Province riformate non ci sono. Di fatto – solo per citare tre esempi eclatanti – nessuno si occupa della manutenzione delle strade provinciali, nessuno si occupa della manutenzione dei plessi scolastici (si interviene solo in casi di emergenza) e, soprattutto, nessuno assiste gli studenti disabili delle scuole superiori.

Su questo fronte lo scenario è confuso. Ci sono Comuni dell’Isola che, bene o male, sono riusciti ad assicurare il servizio a questa categoria; ci sono invece altri Comuni nei quali, dallo scorso 9 gennaio, nessuno si prende cura dei tanti studenti delle scuole superiori rimasti privi del servizio di assistenza igienico-sanitaria e di trasporto. I genitori di un foto gruppo di studenti disabili di Palermo, nei giorni scorsi, ha scritto al capo dello Stato, Sergio Mattarella:

“Come può essere definito civile un Paese in cui diritti fondamentali vengono costantemente negati dalle sue stesse Istituzioni che dovrebbero invece garantirli?”.

Ieri, a Palermo, il Ministro per la Coesione territoriale, Claudio De Vincenti, in visita a Palermo, ha detto che il Governo nazionale ha “attivato 300 milioni di Euro sul fronte del Patto per il Sud”.

Detto così sembrerebbe che Roma sta investendo risorse nella nostra Isola. Se, però, andiamo ad approfondire la questione, ci accorgiamo che queste risorse finanziarie sono già della Sicilia: fondi europei e nazionali non spesi che il Governo di Roma ha ‘riprogrammato’, non prima di averli dimezzati per dirottarne una parte in altre Regioni italiane.

Ieri il Ministro De Vincenti ci ha detto di aver “attivato” la spesa di 300 milioni di Euro di questi fondi. Che significa “attivato”? Che i soldi dovrebbero arrivare. Quando? Questo non si sa.

Il Ministro si è dichiarato soddisfatto del fatto che la Regione siciliana, nel periodo compreso tra il 2007 e il 2013, avrebbe speso quasi tutti gli oltre 4 miliardi di Euro di fondi strutturali, cioè delle risorse europee destinate alle infrastrutture:

“Un risultato importantissimo – ha detto il Ministro – visto l’eredità precedente. Questo è un segnale di ritrovata capacità amministrativa da parte della Regione”.

Con molta probabilità, il Ministro De Vincenti non sa che la grande maggioranza dei fondi europei destinati alla Sicilia per le infrastrutture è stata certificati con i ‘progetti di sponda’, o retrospettivi: di fatto, la Regione ha inserito tra le “infrastrutture realizzate” opere pubbliche del passato che nulla hanno a che spartire con il presente.

Anche il riferimento alla cattiva “eredità precedente” è sbagliato: la Regione siciliana, anche con Agenda 2000 (leggere la programmazione 2001-2006), ha speso tutti i fondi: ma l’ha fatto, in buona parte, sempre largheggiando con i ‘progetti di sponda’ e sostituendosi allo Stato in tantissimi micro interventi.

Anzi, se vogliamo essere precisi, Agenda 2000 è stata più efficace della Programmazione 2007-2013, perché, come già ricordato, ha finanziato una miriade di piccoli interventi che avrebbero dovuto essere a carico dello Stato e della Regione. Interventi che hanno avuto effetti positivi nel territorio. Mentre la Programmazione dei fondi europei 2007-2013 – pressoché assente nel periodo compreso tra il 2008 e il 2010 – ha finito col certificare, in buona parte, opere pubbliche del passato che nulla hanno a che vedere con il presente.

Va sottolineato che, sia nel caso di Agenda 2000, sia nel caso della Programmazione 2007-2013, i fondi europei destinati alla Sicilia non si sono aggiunti all’intervento dello Stato, ma si sono sostituiti all’intervento dello Stato. E infatti non hanno cambiato il volto dell’economia siciliana, che è andata indietro invece che avanti, perché, in proporzione, la spesa dei fondi europei ha sostituito solo una parte del disimpegno finanziario dello Stato nei riguardi della Sicilia.

In altre parole, lo Stato – soprattutto con i Governi nazionali di Monti, Letta e, soprattutto, di Renzi – ha tolto alla Sicilia molto di più di quanto ha dato alla nostra regione l’Unione Europea grazie agli artifizi contabili sulla certificazione di una spesa per opere del passato.

Questo spiega le difficoltà dell’Assemblea regionale siciliana nel redigere Bilancio e Finanziaria 2017. Il Governo regionale di Rosario Crocetta e la maggioranza di centrosinistra, negli ultimi tre anni, hanno consentito al Governo nazionale di scippare troppi soldi al Bilancio della Regione.

In questo momento, nella Finanziaria regionale – che è la parte aleatoria della manovra economica e finanziaria – ci sono almeno 500 milioni di Euro e forse più di entrate fittizie. Abbiamo più volte descritto il meccanismo con il quale, ormai da qualche anno, viene ‘confezionata’ la manovra economica e finanziaria a Sala d’Ercole. Riassumiamola ancora una volta.

Nel Bilancio a legislazione vigente vengono inseriti i soldi veri: la sanità, i costi della ‘macchina’ amministrativa regionale, le rate di mutuo e, in generale, le spese obbligatorie. Nella Finanziaria va tutto il resto: Comuni, ex Province, precari, forestali e via continuando.

Il problema è che, a furia di cedere soldi a Roma (pensiamo ai due ‘Patti scellerati’ firmati dal presidente Crocetta nel giugno del 2014 e nel giugno dello scorso anno, con i quali ha ceduto allo Stato svariati miliardi di Euro della Regione, alcuni addirittura sanciti da sentenze della Corte Costituzionale che hanno dato regione alla Sicilia!), nella Finanziaria regionale ci sono ormai troppe entrate fittizie che è diventato impossibile nascondere.

Il caso eclatante è quello dei disabili gravi: il Governo regionale ha promesso 150 milioni di Euro di qua, 150 milioni di là: ma dopo giorni e giorni di chiacchiere, gli unici soldi che potrebbero arrivare – come abbiamo scritto ieri (QUI L’ARTICOLO) – sono 52 milioni di Euro che verrebbero tolti dal Fondo unico dell’IRFIS.

In pratica, si tolgono risorse alle imprese siciliane per pagare un servizio – quello ai disabili gravi – che dovrebbe essere pagato dallo Stato.

Su questo fronte il Governo regionale è recidivo: lo scorso anno, infatti, per pagare i forestali, è ‘sparito’ il fondo di rotazione della CRIAS, 20 milioni di Euro che servivano per le imprese artigiane e per le imprese agricole.

Abbiamo scritto che nella Finanziaria 2017 della Regione ci potrebbero essere 500 milioni di Euro di soldi ‘finti’: ma, in realtà, potrebbero essere molti di più. Perché nessuno sa come finirà la manovra nazionale di 3 miliardi e 500 milioni di Euro che il Governo nazionale, a quanto pare, ‘partorirà’ in autunno: e si parla di altri scippi finanziari a carico della Regione siciliana.

Ma mentre alla Regione siciliana, ai Comuni e alle ex Province ‘riformate’ mancano i soldi per pagare i servizi essenziali, assistiamo al paradosso della stessa Sicilia che investe risorse ingenti in settori che non solo non sono prioritari, ma che aggiungono nuovi oneri alla collettività.

Il paradosso va in scena a Palermo. Ieri il Ministro De Vincenti ha giudicato positivo il PON metro, cioè altri fondi pronti per essere ‘immolati’ sull’altare di nuovi appalti ferroviari.

Così, mentre a Palermo aumenta la povertà, mentre le famiglie sono in sempre maggiore difficoltà, mentre non ci sono i soldi per accompagnare e assistere nelle scuole gli studenti disabili, mentre i disabili gravi continuano ad restare senza assistenza, il Comune retto da Leoluca Orlando ha già in programma nuove linee di Tram, cioè altri appalti ferroviari in via Roma, in via Libertà (fra le proteste di tanti palermitani che non vorrebbero vedere distrutta anche via Libertà: a proposito: come mai nessuno dice che con il Tram sarebbe a rischio gli alberi di via Libertà?), a Mondello.

Altri ‘trincee’ da realizzare in città, altre strade chiuse al traffico, altri esercizi commerciali che entreranno in crisi e chiuderanno i battenti, altri alberi abbattuti. Non bastano i lavori infiniti del Passante ferroviario, i lavori eterni della ‘chiusura’ dell’anello ferroviario? No: ne vogliono ancora.

Il tutto con un Tram di appena 15 km che costa di sola manutenzione 10 milioni di Euro all’anno: soldi che verranno chiesti agli ignari cittadini palermitani. Perché nessuno dice queste cose, visto che si voterà tra meno di due mesi per il nuovi sindaco di Palermo?

 

Dando per buono il festival degli appalti ferroviari, verrebbe da chiedere al Governo nazionale e, soprattutto, al Governo regionale: lo sanno quali sono le vere priorità in Sicilia?

E’ il caso dei depuratori siciliani, quasi tutti sfasciati. Con danni gravissimi all’immagine della nostra Isola e al nostro mare.

“Oltre al danno la beffa – ha ricordato qualche giorno fa la CISL siciliana -. Ai danni ambientali causati dall’assenza dei depuratori, si sono aggiunti quelli di natura economica, legati ai numerosi provvedimenti di infrazione emessi dall’Unione Europea. Il commissario nominato dal governo nazionale, l’assessore Sonia Contraffatto, si impegni per mettere fine a questo paradosso”.

Per essere chiari: mentre si investono centinaia di milioni di Euro negli eterni appalti ferroviari di Palermo (fino ad oggi ben oltre un miliardi di Euro per un servizio che – lo ribadiamo – costa di sola manutenzione 10 milioni di Euro all’anno!), i depuratori sfasciati vengono abbandonati. E arrivano le multe dell’Unine Europea.

Chi pagherà queste multe? Gli ignari cittadini – compresi quelli di Palermo – li stanno già pagando con l’aumento delle tasse glielo dice.



Commenti