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Apr
2017
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Crisi finanziaria della Regione: a rischio anche le comunità per disabili psichici

Lo Stato ha ridotto di due terzi circa gli stanziamenti finanziari per gli interventi nel sociale. La Regione ha ridotto di due terzi i trasferimenti ai Comuni. E ha anche stabilito che gli stessi Comuni, lasciati senza soldi, dovranno pagare il 90 per cento delle rette per i disabili psichici. Ma i Comuni, oggi, come spiega il vice presidente dell’ANCI Sicilia, Paolo Amenta, sono in grandissima difficoltà. Chi pagherà?

La notizia non ci sembrava verosimile: possibile che la Pubblica amministrazione della Sicilia, per mancanza di risorse finanziarie, stia abbandonando le circa 250 comunità per disabili psichici? Già è molto singolare che, per i disabili gravi della nostra Isola, dopo un’operazione mediatica, i costi – che dovrebbero essere sostenuti dallo Stato – sono stati accollati alla Regione siciliana, in parte addossandoli ai Comuni, in parte mantenendo al massimo le aliquote di IRPEF e IRAP (come potete leggere qui).

Ora arriva anche la notizia dei problemi finanziari per le comunità per disabili psichici che forniscono assistenza terapeutica a circa 2 mila e 500 pazienti in condizioni di disabilità mentale. Per provare a capire come stanno le cose siamo andati a chiedere ‘lumi’ – come facciamo spesso quando parliamo di finanza pubblica – al vice presidente dell’ANCI Sicilia, Paolo Amenta, che si occupa di questioni finanziarie riguardanti gli enti locali.

“E’ così ci dice – ci sono grossi problemi per le circa 200 comunità per disabili psichici della Sicilia. La retta di un disabile psichico costa 2 mila e 300 Euro al mese. Fino a qualche anno fa il 70 per cento di questa somma veniva erogata dalla Regione, mentre il restante 30 per cento era a carico dei Comuni. Con la crisi finanziaria che ha colpito la Regione, l’attuale Governo regionale ha stabilito che i Comuni dovranno pagare il 90 per cento di questa retta e la stessa Regione solo il 10 per cento. Il problema è che è Comuni siciliani, nella stragrande maggioranza dei casi, oggi hanno difficoltà a fronteggiare queste spese. Chi pagherà? Possibile che oggi, in Sicilia, nessuno si ponga questa domanda?”.

In ogni comunità sono ricoverati dieci disabili psichici. In ogni comunità lavorano, in media, dieci operatori.

Un anno fa il presidente del Coresam (Coordinamento regionale salute mentale), Francesco Lirosi, ha lanciato l’allarme sul futuro di queste comunità rivolgendosi all’ANAC, l’Autorità Nazionale Anticorruzione (come potete leggere in questo articolo).

“Oltre ai ritardi cronici nei pagamenti – denunciava lo scorso anno Lirosi – alcune Amministrazioni offrono ricoveri al miglior offerente e non secondo i parametri stabiliti dall’assessorato regionale con la precisa volontà di far chiudere le strutture e dimettere i pazienti. Sullo sfondo resta il dramma delle famiglie con soggetti affetti da disabilità mentale, una condizione di disagio che ormai è diventata una vera e propria emergenza sociale”.

“Lo Stato e la Regione – dice Amenta – debbono dire cosa hanno intenzione di fare con la disabilità. Le competenze sui disabili gravi, ad esempio, sono dello Stato. Poi la Regione – come sta facendo il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta – può fare quello che vuole. Crocetta ha deciso che questo servizio – che, ribadisco, è a carico dello Stato – lo pagheranno i siciliani. Con le maggiorazioni di IRPEF e IRAP e togliendo 34 milioni di Euro ai Comuni. Detto questo, è bene che si sappia che il sistema finanziario dei Comuni siciliani, a causa dei tagli dello Stato e della Regione, rischia di non essere più sotto controllo”.

I conti dei Comuni siciliani sono presto fatti. Ai tagli dello Stato si aggiungono i tagli della Regione.

Lo Stato – sempre per restare nel campo del sociale – ha ridotto di due terzi i fondi della legge nazionale n. 328 del 2000. Sono gli interventi nel settore sociale (anziani malati, infanzia e, in generale, categorie deboli). Fino a qualche anno fa, per la Sicilia, erano disponibili 50 milioni di Euro all’anno. Oggi sono disponibili 17 milioni di Euro all’anno.

Non va meglio negli enti locali. Nel giro di qualche anno il Fondo regionale per le Autonomie locali è passato da circa 900 milioni di Euro a 340 milioni di Euro. Solo da qualche mese la Regione ha finito di erogare ai Comuni i 340 milioni di Euro dello scorso anno.

Per quest’anno – e siamo già ad aprile – la Regione deve ancora iniziare ad erogare i 340 milioni di Euro del Fondo per le Autonomie locali.

“Ancora i Comuni non hanno visto nulla di queste somme – sottolinea sempre Amenta – e Crocetta ha già deciso che il 10 per cento di questo fondo del 2017, ovvero 34 milioni di Euro, verrà utilizzato per i disabili gravi insieme con la maggiorazione delle aliquote IRPEF e IRAP che non verranno ridotte. Il Governo regionale può anche decidere di accollare alla Regione oneri che sono dello Stato, ma si deve anche porre il problema della tenuta finanziaria dei Comuni siciliani che, lo ribadisco, rischia di finire fuori controllo”.

Così ora sono a rischio anche le comunità per disabili psichici. Già – lo ribadiamo – il Governo regionale che in tutti questi anni ha accettato supinamente i tagli romani (si pensi ai due ‘Patti’ stipulati dal presidente Crocetta con il Governo Renzi, il primo nel giugno del 2014, il secondo nel giugno dello scorso anno), la ‘soluzione’ l’ha già trovata: scaricando, come già ricordato, il 90 per cento di questi costi sui Comuni.

“Ma i Comuni siciliani – precisa ancora Amenta – oggi sono in grande, grandissima difficoltà. In molti casi, per assicurare i servizi essenziali, i Comuni ricorrono ad onerose scoperture di tesoreria. E mi riferisco ai Comuni che possono ancora andare in banca a chiedere tali scoperture. Perché ci sono Comuni che non possono nemmeno fare questo”.

“La situazione resta grave nelle ex Province – aggiunge il vice presidente dell’ANCI -. La politica siciliana ha creato le tre Città Metropolitane di Palermo, Catania e Messina. Ha delegato a questi soggetti importanti funzioni – come la manutenzione delle strade provinciali e degli edifici scolastici – ma ha lasciato le tre Città Metropolitane senza risorse finanziarie. Mi chiedo e chiedo: se crolla una scuola o frana una strada chi pagherà?”.

“Per non parlare – dice sempre Amenta – dei circa seimila dipendenti delle nove ex Province siciliane. Nell’ex Provincia di Siracusa (Amenta è sindaco di Canicattini Bagni, cittadina della provincia di Siracusa ndr) i dipendenti non percepiscono lo stipendio da quattro mesi”.

Chiediamo ad Amenta notizie sul Comune di Bagheria, dove l’Amministrazione comunale non paga più i dipendenti comunali.

“Bagheria – ci dice il vice presidente dell’ANCI – è un mistero. Il sindaco di questa città (Patrizio Cinque, del Movimento 5 Stelle ndr) ha trovato enormi problemi finanziari. Tutto vero. Ma com’è possibile che, da tre anni, il Comune di Bagheria non approva il bilancio? Chi è che non vuole approvare il bilancio di questo Comune? La Giunta? Il Consiglio comunale? E la Regione perché non è intervenuta con il commissario? Qualcuno dovrebbe rispondere”.

 

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