Castroreale: imbottiglia 10 litri di extra vergine per ‘assaggio’: un errore in etichetta gli costa oltre 3 mila Euro!

24 ottobre 2016

Il protagonista di questa disavventura è Domenico Cassata, insegnante di Castroreale, provincia di Messina, che avrebbe voluto iniziare a imbottigliare l’olio d’oliva extra vergine che produce nei sui 4 ettari di oliveto. La multa gli è stata notificata dal Ministero per le politiche alimentari. E altri mille Euro di contravvenzione gli sono stati appioppati perché nell’etichetta ha messo la Triscele. A Roma non vanno giù, come al solito, i simboli della Sicilia antica e del Separatismo siciliano? “Multa assurda per dieci bottiglie. Potevano avvertirmi. Così in Sicilia si scoraggia qualunque iniziativa”. E si incoraggia – aggiungiamo noi – la commercializzazione di olio d’oliva tunisino…

Ha imbottigliato meno di dieci litri del proprio olio d’oliva extra vergine. Dieci bottiglie in tutto. Una prova da condividere con gli amici. Succede che tre di queste bottiglie finiscono in un ristorante. E succede pure che in questo ristorante arriva un controllo. E succede pure che una di queste tre bottiglie finisce nelle mani di severi controllori. Risultato: gli recapitano a casa due contravvenzioni: una da 3 mila e 200 Euro perché nell’etichetta non ha indicato bene il lotto, la seconda da circa mille Euro perché, sempre nella bottiglia, ha riprodotto la Triscele, testimonianza della Sicilia antica (si ritrova nella ceramica di Gela del VII secolo avanti Cristo) e simbolo dell’Autonomia e del Separatismo siciliano.

Questa è la Sicilia dell’anno di grazia 2016. Questa è l’Italia, della quale la Sicilia fa parte. Perché al protagonista di questa disavventura, Domenico Cassata, insegnante di Castroreale, Comune della provincia di Messina di circa 2 mila e 600 abitanti, la contravvenzione è stata recapitata dagli uffici romani: per la precisione, dal “Ministero delle politiche alimentari e forestali, dipartimento ispettorato centrale della tutela qualità e della repressione frodi dei prodotti agro-alimentari ufficio territoriale Sicilia, via della Regione siciliana 7275 Palermo”. Con la precisazione che potrà inoltrare “scritti difensivi” agli uffici della Regione siciliana assessorato Attività produttive, dipartimento Attività produttive servizio 5, via degli Emiri 45, Palermo.

“Ancora non riesco a crederci – ci dice Domenico Cassata -. Avrebbero potuto chiamarmi per spiegarmi come si imbottiglia. Invece mi hanno appioppato due contravvenzione assurde. Ho prodotto le prime dieci bottiglie perché, da quest’anno, avrei voluto iniziare a imbottigliare l’olio di oliva extra vergine che, da tanti anni, produco con i miei quattro ettari di oliveto. Non l’avessi mai fatto! Dieci bottiglie di olio extra vergine che mi costeranno oltre 4 mila e 200 Euro”.

“Mi sembra un brutto sogno, ma purtroppo è la realtà – aggiunge Cassata, che nella vita insegna e che avrebbe voluto cimentarsi con una nuova attività -. Da anni ricevo complimenti dai miei amici per il mio olio fatto con una mescolanza di varietà: Ogliarola messinese, Biancolilla, Nocellara del Belìce e Nocellara messinese. Così ho preparato le prime dieci bottiglie d’assaggio. Per carità, ammetto di aver sbagliato. Ma ho fatto tutto in buona fede. E me ne sono amaramente pentito. Infatti non ho alcuna intenzione di continuare. Esperienza conclusa. Dico soltanto che, in Sicilia, così facendo, si scoraggia qualunque tipo di iniziativa imprenditoriale”.

Che dire? Che quello che sta succedendo nel mondo dell’olio d’oliva è semplicemente incredibile. Proprio quest’anno il Parlamento Europeo ha approvato un accordo che prevede l’invasione di olio d’oliva tunisino in Europa: 90 mila tonnellate di olio d’oliva tunisino (come potete leggere qui). Olio d’oliva in buona parte prodotto non da tunisini, ma da soggetti che, a vario titolo, sfruttando il costo della manodopera bassissimo della Tunisia, producono olio d’oliva che fa solo una concorrenza sleale alle tre Regioni italiane che producono la stragrande maggioranza dell’olio d’oliva del nostro Paese: la Puglia, la Sicilia e la Calabria.

Di più. L’olio d’oliva nostro – quello prodotto in Italia, soprattutto in Puglia, Sicilia e Calabria – quando non è biologico (cioè prodotto senza l’ausilio di pesticidi), è prodotto con i metodi della lotta biologica integrata (cioè limitando al minimo indispensabile l’uso di pesticidi, facendo in modo che gli eventuali residui non arrechino danni alla salute umana). Mentre l’olio d’oliva che arriva dalla Tunisia è prodotto da oliveti coltivati Iddio solo sa come: anche con l’ausilio di pesticidi dannosi per la salute umana che l’Italia ha bandito dalla propria farmacopea agricola da decenni!

Ancora. Di recente il parlamento italiano ha approvato una legge che elimina l’obbligo della scadenza nelle bottiglie di olio d’oliva (come potete leggere qui). Una manovra per favorire le multinazionali (e per ‘avvelenare’ i consumatori, se è vero che l’olio d’oliva extra vergine deve essere consumato entro i 12 mesi o, al massimo, entro 18 mesi).

In questa grande confusione e di speculazione a ci vanno a colpire? Un piccolo produttore siciliano di Castroreale che ha commesso un errore nell’etichettare dieci bottiglie di olio d’oliva extra vergine!

E allora che cosa si dovrebbe fare delle Regioni italiane che producono, sì e no, il 4% dell’olio d’oliva extra vergine italiano e ne commercializzano – chissà con quale magia – il 40% (come potete leggere qui)?

P.S.

Che c’entra la Regione siciliana in questa storia? Non è che è una nuova trovata per scippare soldi ai siciliani? Il Governo Renzi svuota le ‘casse’ della Regione e la stessa Regione siciliana, invece di fari restituire da Roma i nostri soldi inventa tasse e contravvenzioni a carico dei Siciliani? Il dubbio c’è.

Per caso c’entra anche la Triscele? Sta per rinascere il Separatismo siciliano e iniziano le penalizzazioni? Anche il questo caso, il dubbio c’è. 

 

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