Carmelo Raffa: “La Regione siciliana rischia di perdere le imposte versate da Banca Nuova”

6 ottobre 2016

Questo potrebbe succedere se dovesse passare la fusione con il gruppo Banca Popolare Vicenza. Affrontiamo questo e altri temi con il leader della FABI siciliana, Carmelo Raffa. Le dichiarazioni di Renzi, che vorrebbe mandare a casa la metà degli attuali dipendenti della banche italiane. I banchieri che non vogliono rinunciare ai privilegi. Le precisazioni di Sviluppo Italia Sicilia e su Riscossione Sicilia. E un avvertimento: “Se metteranno in discussione la volontarietà dei prepensionamenti faremo le barricate”

E’ passato un mese dalla frase pronunciata dal capo del Governo del nostro Paese, Matteo Renzi, che, a proposito di banche, ha affermato: “I bancari in Italia sono troppi e, nell’arco di un decennio, occorre dimezzarli”. Con queste parole si è scatenato un fulmine a ciel sereno nella categoria. I sindacati, unitariamente, minacciavano uno sciopero generale e il leader e condottiero della FABI, Lando Maria Sileoni, prendeva di petto la situazione e rintuzzava pesantemente le affermazioni pronunciate da Renzi a Cernobbio.

Noi, per provare a capire e illustrare ai nostri lettori come stanno le cose nel mondo dei bancari e dei banchieri, abbiamo deciso di fare una chiacchierata con il coordinatore della FABi in Sicilia, Carmelo Raffa.

Allora, Raffa, ci racconta cosa sta succedendo? 

“Succede che Renzi ha rilasciato dichiarazioni un po’ azzardate, che poi ha in parte ritirato. Premetto che i bancari, fino ad oggi, non hanno chiesto allo Stato aiuti per far fronte a riduzioni di personale. Attraverso il Fondo Esuberi, istituito col contributo dei lavoratori nel 1999, abbiamo registrato l’uscita anticipata di circa 40 mila lavoratori con un assegno sicuramente molto inferiore rispetto alla retribuzione percepita in attività di servizio”.

Quanti posti di lavoro sono stati tagliati tra i bancari? E cosa vi aspettate nel futuro? 

“Secondo i calcoli della FABI, tra l’inizio del 2013 e il marzo di quest’anno le banche italiane hanno tagliato 12 mila dipendenti, e altri 16 mila usciranno entro il 2020. Di fronte alla presa di posizione chiara e netta assunta dalla nostra organizzazione sindacale a dalle altre sigle il presidente Renzi ha innestato la marcia indietro, smentendo ciò che aveva affermato e precisando che la parola dimezzamento non riguardava il personale, ma i dirigenti e manager”.

Ma qual è la verità?

“L’attuale modello delle banche italiane è arcaico e guarda poco allo sviluppo innovativo. Fino ad oggi, da parte dei banchieri, è mancato il coraggio di affrontare con forza la situazione. Il sindacato, attraverso il leader della FABI, Sileoni, si è fatto carico e continua a farsi carico di proporre la creazione di un nuovo modello organizzativo che ampli i servizi alla clientela e, in questo modo, eviti di ridurre gli spazi occupazionali della categoria”.

La controparte vi segue?

“No. I banchieri continuano a fare orecchie da mercanti e presentano nuovi piani industriali che prevedono esuberi su esuberi”.

E il Governo?

“Senza sentire le parti interessate – ABI e sindacati – ha fatto modificare la funzionalità del Fondo Esuberi presso l’ABI, ampliando la possibilità di accompagnare i lavoratori non più fino a ‘cinque anni’, ma a ‘sette anni’ dalla maturazione dei requisiti pensionistici INPS”.

Chi dovrebbe pagare?

“Ovviamente delle banche che, in questo momento, non godono di splendidi bilanci. Nei giorni scorsi, a proposito dei nuovi aggravi, l’ABI ha chiesto al Governo la possibilità di non versare per un periodo limitato a tre anni le somme versate dalle banche alla NASPI che dovrebbe erogare prestazioni ai dipendenti che hanno perso il lavoro. Al riguardo c’è da rilevare che le banche versano da oltre 20 anni circa 200 milioni annue per detti eventi e fino ad oggi nessun bancario ha fruito di alcuna prestazione”.

E allora?

“Se il Governo ha constatato che servono nuovi strumenti di esodo per i bancari, ebbene, non si può limitare a far approvare leggi con spese a scarica barile, ma deve riconoscere le legittime richieste formulate dall’ABI e dai sindacati di categoria, senza peraltro alcun onere da parte delle ‘casse’ dello Stato”.

Qual è la vostra posizione sugli esodi anticipati?

“La FABI, come ha affermato il nostro segretario generale, Lando Maria Sileoni, contrasterà ogni forma di coercizione e di obbligo su eventuali esuberi del settore. Per noi la volontarietà nei prepensionamenti è un punto essenziale: siamo pronti a fare le barricate se questo principio dovesse essere messo in discussione. Poi ci batteremo per una banca moderna al servizio dei territori e per una decurtazione di almeno il 30% degli alti stipendi dei manager”.

Parliamo un po’ della Sicilia. Che notizia ci dà su Banca Nuova? 

“In questo momento siamo preoccupati dalle decisioni che adotteranno i vertici del gruppo Banca Popolare Vicenza per ciò che concerne il futuro di Banca Nuova. Sarebbe un disastro per i siciliani vedere scomparire un’altra direzione generale e una Banca autonoma a cui continuano a fare riferimento imprese e privati. Se malauguratamente dovesse passare la tesi della fusione con la capogruppo, non solo i dipendenti di Banca Nuova verrebbero danneggiati, ma anche la stessa banca capogruppo perderebbe clientela. Non solo. Alla Regione siciliana verrebbero a mancare le imposte che oggi Banca Nuova paga in Sicilia”.

Sviluppo Italia Sicilia: che succederà?

“Dobbiamo purtroppo constatare che, per volontà  politica – e quindi la responsabilità è totalmente ascrivibile al Governo presieduto da Rosario Crocetta – Sviluppo Italia Sicilia è stata posta in liquidazione. Il tutto non garantendo i 75 lavoratori. Vorrei ricordare che il personale di questa società è altamente qualificato: non a caso tante imprese che oggi operano nella nostra Isola sono nate e operano grazie a Sviluppo Italia Sicilia. Mi chiedo e chiedo: è così che il Governo Crocetta vuole rilanciare lo sviluppo nella nostra Regione?”.

Passiamo a Riscossione Sicilia.

“Chiediamo all’amministratore, l’avvocato Antonio Fiumefreddo, di uscire dal ‘bizzarismo’ e riconoscere concretamente i legittimi diritti dei lavoratori, peraltro sanciti dai contratti e accordi sottoscritti dalle parti. Sappiano che su questi diritti non faremo sconti”.

Tornando alle banche: le banche, bene o male, assumono. Tranne in Sicilia…

“Purtroppo quello che dite è vero: le banche, in materia di assunzioni, dimenticano spesso i siciliani e ciò nonostante gli esodi per i quali gli stessi siciliani hanno pagato un costo salatissimo. Infatti se partiamo dagli anni ’90 del secolo passato ci accorgiamo che, nella nostra Isola, sono stati soppressi oltre diecimila posti di lavoro. Questo è avvenuto per effetto della scomparsa di Banco di Sicilia, Sicilcassa e altre banche: Banca Popolare Siciliana, Banca Sicula, Banca di Messina, Banco di Credito Siciliano, Banca Agricola Etnea e via continuando. In particolare, segnalo l’insensibilità del gruppo Unicredit che, circa dieci anni fa, rilevava tutte le dipendenze del Banco di Sicilia e da, allora, per ciò che concerne le assunzioni, continua ad operare come se la nostra Regione non esistesse”.

Forse perché i Governi regionali sono poco autorevoli?

“Certo. Gli ultimi due Governi regionali sono stati disastrosi”.

Resta l’ultimo anno del Governo Crocetta…

“Non credo che la musica cambierà”.

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