31
Mag
2016
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Rifiuti in Sicilia: tra l’export di munnizza e gli inceneritori siamo ormai al ridicolo!

L’unica cosa chiara in questa vicenda è che “l’emergenza” rifiuti della Sicilia verrà utilizzata dal Governo nazionale per spendere una barca di milioni di Euro in due ‘settori strategici’: la realizzazione di inceneritori di rifiuti (che non hanno nulla a che vedere con l’emergenza, visto che, per realizzarli, passeranno almeno 5 anni!) e l’export di munnizza verso altre regioni e verso altri Paesi europei. Non potendo più esportare altro, la Sicilia di Crocetta e Faraone esporta munnizza… 

Ormai nella gestione dei rifiuti in Sicilia siamo al ridicolo. Le iniziative annunciate dal Governo nazionale e dal Governo regionale si susseguono una dietro l’altra, una più strampalata dell’altra. L’unica cosa che emerge da questa sarabanda di proposte, di proteste, di decreti, di discariche mezze vuote e mezze piene, di commissariamenti ora negati e ora concessi è che, all’insegna dell’emergenza, sta per iniziare un mangia mangia di denaro pubblico che Roma non vuole fare gestire alla Sicilia.

Siamo al ridicolo. E’ semplicemente ridicolo che il Governo nazionale e il Governo regionale, di fronte a un’emergenza – che non riusciamo a capire quanto sia vera o quanto sia inventata – stia programmando la realizzazione di sei, forse cinque inceneritori di rifiuti.

Il motivo è semplice: se c’è l’emergenza, se – come si dice – non c’è più dove seppellire i rifiuti, dal momento che, in Sicilia, i governanti regionali e non i marziani hanno scientificamente boicottato la raccolta differenziata in favore delle discariche, in molti casi private – che cosa c’entrano gli impianti per l’incenerimento degli stessi rifiuti?

Solo due rilievi.

Primo rilievo. Per realizzare un inceneritore di rifiuti, bene che vada – ma deve andare veramente bene – passano cinque anni. Dunque un inceneritore non ha nulla a che vedere con l’emergenza. A meno che “l’emergenza” non sia quella di acquistare il terreno dove sorgerà l’impianto – magari a un prezzo quattro-cinque volte superiore a quello di mercato (certe volte il ‘mercato impazzisce’…) – e quello di affidare a ‘qualcuno’ le decine e decine di milioni di Euro per realizzare l’impianto.

Insomma, a meno che “l’emergenza” non sia quella di spendere un fiume di fondi pubblici, gli inceneritori di rifiuti, sul piano logico, non hanno motivo di esistere. 

Secondo rilievo. Nella seconda metà del ‘700 Antoine-Laurent de Lavoisie, riprendendo studi precedenti ai suoi (a cominciare da quelli di Priestley), elaborò una legge, relativa alla conservazione della massa, che pare non sia ancora stata smentita: Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.

Che cosa vogliamo dire? Che i rifiuti, una volta ‘infornati’ e bruciati, non scompaiono, ma si trasformano in cenere. Se in Sicilia, come si dice, si producono, ogni anno, oltre 2 milioni e mezzo di tonnellate di rifiuti, bruciandoli produrrebbero sicuramente energia e inquinamento, ma anche circa 800 mila tonnellate di cenere che, poi, dovrebbe essere smaltite. Come? Con nuove discariche dove seppellire tali ceneri.

Quindi, le discariche dove seppellire i rifiuti verrebbero sostituite da discariche dove seppellire le ceneri.

Tra i ‘programmi’ del Governo nazionale e del Governo regionale c’è anche “l’export” di rifiuti.

Non riuscendo più ad esportare le nostre arance e, in generale, i nostri prodotti agricoli, travolti dalla concorrenza di arance marocchine, di olio d’oliva tunisino, della passata di pomodoro cinese, dei pomodorini e dei datterini asiatici e via continuando esportiamo l’unica cosa che, grazie al Governo Renzi e al Governo Crocetta, la Sicilia riesce oggi ad ‘esportare’: ‘a munnizza.

Ancora non è chiaro se la nostra ‘munnizza-export’ verrà dirottata in altre regioni italiane o in altri Paesi europei (la seconda ipotesi sembra la più probabile).

Va da sé che, anche con l’export di munnizza, ci troviamo davanti a un’ipotesi che dovrebbe fare guadagnare una barca di soldi a chi trasporterà questi rifiuti e a chi li riceverà.

La cosa strana di questa “emergenza rifiuti della Sicilia” è che non sappiamo ancora se Bruxelles allenterà i vincoli per il 2017. Insomma, oltre alla mancata applicazione del Fiscal Compact per il terzo anno consecutivo, l’Italia potrebbe beneficiare di un’ulteriore agevolazione che dovrebbe scongiurare una manovra d 10-14 miliardi di Euro.

Se ne deve dedurre che il mangia-mangia sugli inceneritori di rifiuti e sull’export di munnizza made in Sicily dovrebbe essere finanziato con una quota dei fondi che l’Unione Europea concederebbe all’Italia allentando i vincoli per il 2017.

Cari Siciliani, dobbiamo essere contenti. Noi, sempre mal pensanti, pensavamo che Renzi, il sottosegretario Davide Faraone e, in generale, il PD nazionale non avrebbero assegnato risorse finanziarie alle nostra Isola. Ci siamo sbagliati. Al contrario, Renzi e Faraone hanno un ‘grande progetto’ per Sicilia: liberarci – in tempi brevi con l’export di munnizza, in prospettiva con gli inceneritori – dei rifiuti che il Governo regionale ha lasciato marcire nei nostri territori.

Insomma, fa tutto il PD: il Partito Democratico lascia marcire i rifiuti nelle nostra città e il Partito Democratico romano ci organizza l’export di munnizza e ci ‘apparecchia’ gli inceneritori…

Qualcuno obietterà: ma con le decine e decine e decine e decine e decine e decine e decine e decine e decine e decine e decine e decine e decine di milioni di Euro che si spenderanno per l’export di munnizza e per gli inceneritori, nel giro di due-tre anni, sempre in Sicilia, si potrebbe portare la raccolta differenziata dei rifiuti al 60-70 per cento, facendo lavorare anche le 13 mila persone assunte durante la ‘gloriosa’ stagione degli ATO rifiuti, persone – e non ‘cose’ – che oggi nessuno vuole pagare.

In due tre anni, con tutte le decine di milioni di Euro che il Governo Renzi intende spendere per l’export di munnizza e per gli inceneritori, si potrebbero creare le condizioni per liberare la Sicilia da rifiuti, per chiudere buona parte delle discariche oggi ancora aperte, senza bisogno di ricorrere all’export massiccio di rifiuti e, soprattutto, senza bisogno di realizzare gli inquinanti inceneritori.

Giustamente Renzi e il sottosegretario Faraone risponderanno: ma non è che potete volere tutto dalla vita? Per ora fateci gestire “l’emergenza” con l’export di munnizza e con gli inceneritori, abbiamo già preso degli impegni…

Foto tratta da riciclanews.it

 

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2 Responses

  1. A quanto pare il problema rifiuti in Sicilia non si
    vuole risolvere razionalmente, a beneficio degli
    abitanti dell’isola, possibile solo con una efficiente
    raccolta differenziata, non esistono dubbi su questo.
    Gli inceneritori serviranno per altri scopi. Alle
    raffinerie, centrali elettriche e petrolchimici che
    già inquinano, si aggiungeranno gli inceneritori ,
    ma non erano stati vietati dall’Unione Europea?
    I siciliani si accorgeranno “dell’affare” inceneritori
    con le future bollette sui rifiuti, oltre che con
    l’aumento di malattie per le nanoparticelle nell’aria,
    e la produzione della pericolosa diossina.
    Nota bene. Gli inceneritori sono costosissimi sia per
    costruirli e gestirli, che per le ceneri prodotte dalla
    combustione ( un terzo circa dei rifiuti bruciati ), che
    non si possono seppellire in discariche come dice
    l’articolo, ma si devono inviare come rifiuti speciali
    pericolosi in Germania per lo smaltimento, con costi
    altissimi a carico delle nuove generazioni.
    La Sicilia, peraltro, è una delle regioni d’italia con la
    più bassa produzione di rifiuti per abitante, gli
    inceneritori non servono ai siciliani.

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