Riscossione Sicilia spa verso Equitalia? Crocetta considera la società cosa ‘sua’, ma i dipendenti reclamano i propri diritti

10 aprile 2016

Dopo essersi preso dalla Regione siciliana tutto quello che si poteva prendere, il Governo Renzi ha gettato gli occhi anche sulla riscossione dei tributi mediante ruolo. Obiettivo: consentire ad Equitalia di fagocitarla entro il 2018. Sacrificando i diritti dei 700 dipendenti della società che sono un ostacolo sia per Roma, sia per i disegni di Crocetta che vorrebbe utilizzarla, da qui alle prossime elezioni regionali, per ‘patteggiare’ con il PD posti di potere per sé e per i suoi amici

Per completare l’opera di eliminazione dell’autonomia finanziaria della Regione siciliana manca, ormai, un solo tassello: il trasferimento, a Roma, della riscossione mediante ruolo dei tributi. Ormai di applicare gli articoli 36, 37 e 38 dello Statuto non se ne parla nemmeno: figuriamoci! Tanto per gradire, dopo aver calpestato lo Statuto, il Governo Renzi – con il placet del PD siciliano – si tiene altre entrate che spettano alla Regione, dall’IRPEF all’IVA. Ora i renziani hanno gettato gli occhi sulla riscossione dei tributi, settore fino ad oggi gestito da Riscossione Sicilia spa, società regionale con circa 700 dipendenti. Già sono andati in scena i primi incontri romani, alla presenza del Sottosegretario Claudio De Vincenti, dell’assessore-commissario Alessandro Baccei, del Presidente della Regione Rosario Crocetta e dei vertici di Riscossione Sicilia e di Equitalia. Tema degli incontri: iniziare il processo di ‘romanizzazione’ della riscossione dei tributi mediante ruoli della Sicilia.

In questo scenario che ne sarà di Riscossione Sicilia spa e dei suoi dipendenti? Quello che vi possiamo dire con certezza è che al Presidente Crocetta di Riscossione Sicilia non gliene può fregare di meno. Tale affermazione, in apparenza, stride con il fatto che lo stesso ha confermato l’avvocato Antonio Fiumefreddo al vertice della società, nominandolo amministratore unico. In realtà, l’obiettivo di Crocetta non è la gestione e il futuro di Riscossione Sicilia spa: il Governatore dell’Isola vuole solo utilizzare questa società – insieme a Sicilia-E Servizi, dove ha posizionato Antonio Ingroia – per condizionare il PD e ottenere posti di potere per sé e per i suoi amici.

Nei giorni scorsi il sottosegretario, Davide Faraone, lanciando la Leopolda Sicula – l’assise renziana di cacciatori di poltrone e di potere di provenienza cuffariana, lombardiana, tardo democristiana e via riciclando – ha già fatto sapere che lui lavora per il “dopo Crocetta”. Sapendo che quando si andrà a votare per il nuovo presidente della Regione e per il rinnovo dell’Ars – non sappiamo se quest’anno o il prossimo anno – verrà sbattuto fuori, Crocetta si prepara allo scontro con il PD.

L’avvocato Fiumefreddo, pronto accomodo, ha detto che lavora per un nuovo soggetto politico. Crocetta, a parole, l’ha smentito. In realtà, i due recitano da attori consumati. Di fatto, come già accennato, il Presidente della Regione si prepara a usare la gestione delle due società – Riscossione Sicilia e Sicilia-E Servizi – per barattare posti di potere nel caso in cui troverà l’accordo con il PD o per andare allo scontro elettorale nel caso in cui non troverà l’accordo con il Partito Democratico. In questo scenario i dipendenti di Riscossione Sicilia spa, sbattuti di qua e di là, sono un peso per Crocetta. Non è certo con loro che il Presidente della Regione deve tentare di barattare qualcosa con il PD o, addirittura, andare allo scontro elettorale.

Un’altra cosa certa è che i soldi di Riscossione Sicilia servono per la ‘causa’: non certo per riconoscere i diritti ai circa 700 lavoratori. Anche in questo caso, Crocetta e Fiumefreddo, recitano, magari scambiandosi le parti: un giorno è il Presidente a fare il ‘cattivo’ con i dipendenti, mentre Fiumefreddo fa il ‘buono’; poi le parti si invertono; poi si invertono ancora e poi ancora… L’importante è che, in questo gioco della parti, vengano penalizzati i dipendenti, per creare malcontento, affinché i media ‘amici’ scrivano che “Riscossione Sicilia è ingovernabile” perché i dipendenti “pretendono e costano troppo”. L’importante è non far venire fuori la verità.

E qual è la verità? Eccone un ‘pezzo’. Ai 700 dipendenti spetta di diritto, perché sancito dal contratto nazionale di categoria, il Vap ed il Sistema incentivante. Ma Crocetta lancia l’anatema: basta con i premi! Appena sui giornali si legge la parola “premi”, vuoi per l’invidia, vuoi perché tra Raffaele Lombardo e Rosario Crocetta la Sicilia è ormai in brache di tela, la gente salta dalla sedia: “Premi? Vogliono pure i premi?”. Hai voglia a spiegare che non sono “premi”, ma diritti e spettanze sanciti da un contratto. Non è che tutti i giornali hanno il tempo di approfondire? E poi l’hanno detto Crocetta e Fiumefreddo: intanto i giornali ci credono e lo scrivono poi, come si dice in Sicilia, comu finisci si cunta…

Dice l’avvocato Francesco Barillà, quadro direttivo della società e sindacalista, coordinatore regionale dell’UGL credito:

“I lavoratori di Riscossione Sicilia sono stanchi. Chiedono, anzi pretendono rispetto per sé e per le loro famiglie. Non intendiamo più assistere ai siparietti televisivi. Né siamo più disposti a sopportare la gogna mediatica. D’ora in poi non escludiamo alcuna forma di lotta”. La situazione negli uffici di Riscossione Sicilia diventa ogni giorno più difficile. Sui giornali fanno circolare la voce che la società è in difficoltà. Ma si evita di far sapere perché è in difficoltà e, soprattutto, chi è che crea queste difficoltà. Nessuno racconta che i dipendenti di questa società lavorano senza essere, ormai da parecchi anni, valutati, senza ricevere promozioni né inquadramenti, spesso in assenza di strumenti che un lavoro così delicato prevede. Il personale ha diritto alla formazione ed all’aggiornamento. In assenza di tutto questo l’azienda non può migliorare le proprie prestazioni. Ma la responsabilità non viene ascritta a chi amministra la società, ma ai lavoratori”.

I sindacalisti dell’UGL parlano, senza mezzi termini, di mala gestio. Si riferiscono alle consulenze esterne? Eh già, perché i dipendenti di Riscossione Sicilia, negli ultimi anni, sono diminuiti, passando da oltre 1200 a meno di 700, mentre i carichi di lavoro sono aumentati. Salutari risparmi? Non esattamente. Perché la politica ha provveduto a ‘nutrire’ se stessa con tali risparmi, ricorrendo ai consulenti esterni. E che dire della vicenda degli sportelli chiusi? Riscossione Sicilia aveva una rete di sportelli decentrati sul territorio che servivano l’utenza e garantivano il servizio ai cittadini. Un bel giorno qualcuno ha deciso che il mantenimento di tali uffici costava troppo e la società ha provveduto allo loro chiusura. Ora, pur aprendo saltuariamente delle postazioni presso uffici comunali o sedi dell’Agenzia delle Entrate o Ordini dei Commercialisti, i disagi per i cittadini sono enormi ed altrettanto lo sono per gli stessi lavoratori della società che sono costretti a veri e propri viaggi per raggiungere ogni giorno la propria sede lavorativa. E’ stato, infatti, calcolato che il 30 per cento almeno dei dipendenti, ogni giorno, sia costretto a percorrere svariate decine di chilometri se non addirittura un centinaio, per raggiungere e rientrare dalla propria sede lavorativa. A chi giova tutto questo caos ed il mal funzionamento di Riscossione Sicilia spa?

Ora, però, i lavoratori hanno deciso di far valere le proprie ragioni. Anche rivolgendosi alla Giustizia per il riconoscimento delle spettanze arretrate, facendo notare una contraddizione alla quale, gli piaccia o no, Crocetta e Fiumefreddo dovranno rispondere. Riscossione Sicilia spa, per volere del Governo nazionale, deve equiparare i ritmi di lavoro a quelli di Equitalia? Ma i dipendenti di Equitalia hanno già ricevuto quelle stesse spettanze e previsioni contrattuali che la società nega ai dipendenti di Riscossione Sicilia spa, ormai da quattro anni e cioè dal 2012. Ci sono dipendenti che debbono ancora ricevere complessivamente dagli 8000 euro in su e, in tempo di crisi, per una famiglia, non sono cifre di poco conto. Per la società si tratterebbe di un esborso di 3 milioni e mezzo di euro l’anno, compresi gli oneri aziendali (e non di 7 milioni, come erroneamente riportato). Solo che i diritti dei lavoratori non coincidono con i desideri di Crocetta, che, come già ricordato, vorrebbe usare ‘politicamente’ Riscossione Sicilia spa. Lo scontro, ormai, è nelle cose.

“Invitiamo il Presidente Crocetta a maggiore prudenza e riflessione prima di aprire bocca sulla società – conclude Francesco Barillà – ed a mostrare maggior rispetto per i lavoratori. Una società che, sino ad oggi, ha sempre portato ‘ossigeno’ alle asfittiche ‘casse’ regionali e che continua ad offrire un insostituibile servizio alla collettività siciliana”.

Che dire? Che Roma, come già accennato, si è già presa tutto. E conta di accaparrarsi anche il servizio di riscossione tributi per ‘spennare’ meglio i siciliani.

“Guai ai vinti”, disse Brenno…

Foto tratta da laspiapress.com

 

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