L’incredibile storia degli alti burocrati dell’Ars che si sono ‘beccati’ l’indennità della ‘naia’ inguaiando i politici

25 gennaio 2016

Forse, nella storia della politica siciliana, è la prima volta che sei politici – quattro attuali parlamentari e due ex parlamentari dell’Ars – hanno ‘pilotato’ un’operazione per far guadagnare soldi (tanti soldi) ai burocrati penalizzando le ‘casse’ pubbliche e se stessi! Ricostruiamo una storia, per certi versi incredibile, che potrebbe costare molto cara ai politici oggi indagati. Per scoprire che già nel 2012, in Sicilia, i berlusconiani e il PD lavoravano, complici i burocrati, per il Partito della nazione…

Nei giorni scorsi questo blog, in un articolo del dottore Franco Busalacchi, ha accennato alle indennità un po’ ‘abusive’ che gli uffici del Parlamento siciliano hanno corrisposto a un gruppo di alti burocrati della stessa Ars, oggi quasi tutti in pensione. Una vicenda che coinvolge alcuni politici (come potete leggere qui): per la precisione, parlamentari ed ex parlamentari dell’Ars che, in quanto componenti del Consiglio di presidenza della passata legislatura, sono i protagonisti di questa brutta storia.

Per la cronaca, il Consiglio di presidenza dell’Assemblea regionale siciliana non è altro che una sorta di ‘consiglio di amministrazione’ del Parlamento siciliano composto dal presidente dell’Ars, dai due vice presidenti, dai deputati questori e dai deputati segretari. 

Ora proveremo a raccontare un po’ meglio questa vicenda, che alla fine, è paradigmatica di un modo – da parte di parlamentari e alti burocrati dell’Ars – di intendere in modo errato l’Autonomia siciliana. In particolare, di un modo di interpretare, a proprio uso e consumo, le prerogative parlamentari.

La storia, come già accennato, riguarda un gruppo di alti burocrati che, nella passata legislatura, decidono di farsi pagare dall’Ars il periodo della cosiddetta ‘naia’, cioè del servizio militare. Questi alti burocrati del Parlamento siciliano si sono messi in testa che il periodo in cui hanno svolto il servizio militare debba essere pagato loro per intero, come se fossero stati in servizio. Con molta probabilità, avranno saputo che in qualche ufficio dello Stato tale tesi ha trovato accoglimento e cercano di applicarla anche in Sicilia.

Detto e fatto, gli alti burocrati del Parlamento dell’Isola preparano un bel ricorso al TAR Sicilia, il Tribunale Amministrativo Regionale. Con loro sgradevole sorpresa il TAR gli dà torto. Non gli resta che rivolgersi al CGA, il Consiglio di Giustizia Amministrativa, in Sicilia organo di appello del TAR. Ma questo appello, però, non si materializza. Temono, gli alti burocrati dell’Ars, l’inchiummativa anche da parte del CGA?

Questo è quello che pensa chi scrive. Solo che, tra il 2012 e il 2013, invece di ‘maturare’ il ricorso al CGA, matura un’altra soluzione che ci lascia allibiti. Una vicenda che chi scrive ha raccontato allora su Link Sicilia.

Cosa s’inventano gli alti burocrati per arraffare ‘sti soldi? Una ‘transazione’ con lo stesso Parlamento siciliano! Naturalmente, per mettere in pratica tale disegno, hanno bisogno dell’avallo politico. E qui entra in scena il Consiglio di presidenza dell’Ars della passata legislatura. La ‘cassa’ del Parlamento siciliano, come già accennato, la tengono i parlamentari che fanno parte del Consiglio di presidenza. E’ con loro che gli alti burocrati debbono effettuare la ‘transazione’ per ‘sciropparsi’ il ‘malloppo’.

Ovviamente, la bizzarra ‘transazione’ va a buon fine: a buon fine per gli alti burocrati, non certo per le ‘casse’ dell’Ars. Così il vecchio Consiglio di presidenza del Parlamento siciliano concede a questo gruppo di alti burocrati ciò che, alla fine, il TAR gli aveva negato: e cioè il conteggio della ‘naia’ come anno di servizio. E’ come se i parlamentari che facevano parte del vecchio Consiglio di presidenza, ‘transando’, si fossero sostituiti al CGA, accettando la tesi degli alti burocrati. Una follia!

Per questi ultimi è una ‘cucca’. Oggi gli alti burocrati percepiscono indennità che non superano i 240 mila Euro all’anno. Ma allora – è il caso, ad esempio, dell’ex Segretario generale – c’era chi percepiva fino a 600 mila Euro all’anno. Tenete conto che tali cifre vanno rapportate agi anni della ‘naia’: quindi ci sono gli interessi. Morale: soldi arretrati, avanzamenti di carriera con benefici portati nelle liquidazioni e nelle pensioni! Una barca di soldi!

Noi di Link Sicilia la battaglia per bloccare questa follia l’abbiamo fatta. Ma quasi tutti i partiti politici dell’epoca si schierarono in favore di questa molto particolare ‘transazione’. Tutti d’accordo tranne uno: l’onorevole Giovani Ardizzone, all’epoca deputato questore – e oggi presidente dell’Ars – che si chiamò fuori da questa storia. Anche l’onorevole Camillo Oddo, PD, benché il suo partito non fosse contrario alla ‘transazione’, doveva nutrire qualche dubbio, se è vero che nella ‘famigerata’ riunione del Consiglio di presidenza che avallò la regalia si rese uccel di bosco (in pratica, non si presentò).

E oggi? Torniamo alla notizia diffusa in questi giorni dai giornali e ripresa anche dal nostro blog. Per questa vicenda risultano indagati quattro parlamentari e due ex parlamentari dell’Ars. Sono i componenti del vecchio Consiglio di presidenza dell’Ars: l’ex presidente dell’Assemblea regionale, Francesco Cascio (allora PDL, oggi Nuovo Centrodestra Democratico), Baldo Gucciardi, PD, ogi assessore regionale alla Salute; Santi Formica, ex AN, oggi Lista Musumeci; Paolo Ruggirello, oggi parlamentare del PD; a cui si aggiungono gli ex parlamentari Gaspare Vitrano, PD, uno dei ‘filosofi’ del Ciapi di Palermo, ed Edoardo Leanza, all’epoca dei fatti deputati del PDL.

L’aspetto, come dire?, quasi comico di questa vicenda è che gli alti burocrati che hanno intascato arretrati, avanzamenti di carriera, ovvero benefici trasferiti nelle rispettive liquidazioni e pensioni sono, come si usa dire dalle nostre parti, freschi come quarti di pollo. Mentre i deputati e gli ex deputati che, alla fine, gli hanno concesso questo bel ‘regalo’ sono finiti indagati!

Senza scomodare troppo il noto storico dell’Economia, professore Carlo Cipolla, si potrebbe affermare che questi deputati ed ex deputati fanno parte di quella categoria di persone che, nella gestione della cosa pubblica, sono riusciti a danneggiare se stessi, a danneggiare le ‘casse’ pubbliche e a favorire altri (lasciamo ai nostri lettori la definizione esatta di tali soggetti…).

Come si difendono i politici protagonisti di questa vicenda? Dicendo che sono stati indotti in errore dagli “uffici”. Cioè dagli uffici dell’Ars. C’è da credere che nessuno di questi sei tra parlamentari ed ex parlamentari non abbia posto a se stesso e agli altri un semplice quesito: ma questi signori, invece di rivolgersi a noi, chiedendo la ‘transazione’, perché non si rivolgono al CGA?

Come finirà? Se i parlamentari verranno assolti, a tarallucci e vino. Se verranno condannati, male. Non solo per loro, ma forse anche per gli alti burocrati. Questi ultimi potrebbero essere chiamati dalla Corte dei Conti a restituire i soldi della ‘naia’? Chissà.

Ultima notazione: se ci fate caso, in questa vicenda era già in ‘fasce’ il Partito della nazione, ovvero l’accordo tra il PD e i berlusconiani. Francesco Cascio all’epoca dei fatti, era berlusconiano. E i deputati del PD erano tutti d’accordo…

 

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